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Riforma Rai: cittadini coinvolti nelle scelte, presto la svolta

Il destino della Rai si decide a luglio, con una grande consultazione pubblica che per la prima volta coinvolgerà anche i cittadini. Così vuole il premier Renzi e così conferma il segretario della commissione di vigilanza Michele Anzaldi. "Questo è il momento in cui, con l'aiuto di gente competente e disinteressata, si potrebbe finalmente disegnare la Rai del futuro", ha dichiarato ieri.

Com'è risaputo da circa due mesi un gruppo di esperti del settore televisivo sta delineando quello che sarà il nuovo assetto della TV pubblica. Si parla di estromettere la politica dagli uffici dirigenziali, avere un solo canale con la pubblicità e il resto finanziato da canone (variabile) nonché Stato, ritornare a fare vero servizio pubblico.

Rai

Nelle prossime settimane addetti ai lavori, associazioni, industria e cittadini potranno esprimersi sulla governance. L'idea è che Rai diventi una media company multi-piattaforma capace di esportare anche all'estero le sue produzioni. Già a maggio il Governo farà le sue valutazioni finali per arrivare a fine anno con un decreto di riforma. Parallelamente sarà riscritto il regolamento del canone: la sua maggiore equità dovrebbe consentire di affrontare più serenamente il problema dell'evasione.

Infine sarà corretta la legge Gasparri, in modo che nell'aprile 2015, quando saranno nominati i nuovi vertici aziendali, la politica venga esclusa da ogni gioco. Il recepimento della riforma Rai infatti sarà a totale carico di Viale Mazzini: la dirigenza (si spera indipendente) deciderà come raggiungere i nuovi obiettivi prefissati.

"Le televisioni pubbliche devono investire di più dove le altre investono di meno. Non penso a un'informazione istituzionale, ufficiale, paludata. Ma piuttosto a un'informazione non convenzionale né tranquillizzante, scomoda, in un certo senso trasgressiva, che garantisca l'accesso critico alla diversità su temi che non necessariamente attraggono audience", sostiene l'ex direttore generale della Rai Claudio Cappon, oggi vice presidente dell'Associazione delle televisioni pubbliche europee (EBU).

"E questo, ovviamente, costa. Basta con la nostalgia del passato, qui occorre coraggio: come ha fatto, per esempio, la TV pubblica belga con una trasmissione sulla sessualità dei disabili che ha vinto anche un premio europeo. Oppure, la BBC che ha intrufolato per un anno un cronista che poi ha raccontato dall'interno come funziona la polizia inglese".

L'importante, come sostiene Cappon, è "separare l'organo di vertice, rappresentativo della società civile e anche del Parlamento, da quello di gestione che dev'essere il più professionale e autonomo possibile". Il modello di riferimento è il Trust della BBC.