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RIM agonizzante decima i dipendenti e chiama le banche

RIM sembra sempre più vicina al baratro. Ieri sera ha comunicato che avrà una perdita operativa nel primo trimestre, probabilmente più grave di quella preventivata dagli analisti. Il numero uno Thorsten Heins ha anche aggiunto che l’azienda ha assunto JP Morgan e RBC Capital per farsi “assistere nella revisione aziendale e nella situazione finanziaria”. Si parla inoltre di una pesante ristrutturazione, che potrebbe tagliare fino a 6mila dipendenti.

RIM sta naufragando

Heins non ha snocciolato i dati finanziari, ma pare evidente che le difficoltà non si possono più minimizzare e l’incognita sui numeri sta sempre più facendo spazio a previsioni funeree. Sia chiaro: gli analisti si aspettavano una perdita, ma l’affermazione di Heins è stata interpretata come “un disastro” perché non ci si aspettava “una perdita operativa così presto”, come ha dichiarato Peter Misek di Jefferies & Co.

Il rischio concreto è che RIM possa essere davanti a un’altra forte svalutazione, la terza in tre trimestri consecutivi, dovuta questa volta al calo stimato del 20 percento delle vendite dei BlackBerry, a fronte di una crescita del mercato smartphone del 50%. Proprio questo è il guaio: gli smartphone BlackBerry non hanno più successo, davanti all’avanzata dell’iPhone e dei sistemi Android, molto più affascinanti per gli utenti consumer e sempre più accettati nelle aziende.

Heins ha dovuto ammettere che “l’attuale contesto competitivo sta influenzando gli affari con minori volumi“. Anche se non è chiaro il quadro dettagliato della situazione, è indicativo il fatto che RIM abbia assunto JP Morgan e RBC Capital nel ruolo di consulenti e abbia menzionato l’ipotesi di “valutare i meriti e la fattibilità delle diverse strategie finanziarie, compresa la possibilità di sfruttare la piattaforma BlackBerry attraverso partnership, le opportunità strategiche alternative di licenza e altri modelli di business”. Insomma, l’ipotesi di una vendita dei brevetti o degli asset societari non è tramontata. Anzi, prende sempre più forma considerato che Heins ha messo le mani avanti su possibili perdite ulteriori nei prossimi trimestri.

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Quanto alla riorganizzazione, nel comunicato si legge che RIM sta rivedendo la propria organizzazione per “definire chiaramente le responsabilità per tutti i principali settori di business e i processi aziendali con l’obiettivo di eliminare la frammentazione, la duplicazione e le inefficienze“. Non sono stati pubblicati numeri precisi, ma secondo fonti anonime dell’agenzia Reuters il taglio potrebbe interessare fino a 6.500 dipendenti, rispetto ai 16.500 al momento attivi: una percentuale molto pesante che dà la misura della gravità della situazione.

A poco servono gli scarni dati positivi riportati nel comunicato, in cui si legge che la base di abbonati sta aumentando grazie ai mercati internazionali di fascia più bassa (India e America Latina) e il servizio BlackBerry Messenger serve 59 milioni di utenti. Peccato che nei mercati maturi RIM abbia dovuto cedere il posto a iOS e Android e che ormai la crisi di RIM non si possa più nascondere dietro a un ottimismo ingiustificato.

Le pessime notizie di ieri hanno fatto fare l’ennesimo scivolone alle azioni, che hanno perso il 10 per cento nelle contrattazioni Afterhours. Basti pensare che quattro anni fa le azioni di RIM erano scambiate a 140 dollari, ieri sera hanno chiuso a 10,38 dollari. Secondo Mark McKechnie, analista di ThinkEquity, è proprio quello di 10 dollari il valore che spetta ai titoli di RIM, perché riflette quello che l’azienda potrebbe raccogliere con una vendita del portafoglio brevetti.

Il quadro della situazione si riassume in un’affermazione dell’analista Scott Sutherland di Wedbush, secondo cui ormai RIM “è troppo indietro rispetto a Apple. Non è da escludere che l’attuale strategia di RIM possa portare l’azienda sulla stessa strada di Palm“.