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Robot vs Umano: dobbiamo adattarci o morire

Secondo il World Economic Forum entro il 2022 i sistemi di automazione avranno eliminato 75 milioni di posti di lavoro, ma ne avranno creati 133 milioni. Almeno per l'immediato futuro il bilancio è dunque positivo, ma l'associazione rileva che vanno prese misure precise per evitare una possibile catastrofe globale. Il rapporto si chiama The Future […]

Secondo il World Economic Forum entro il 2022 i sistemi di automazione avranno eliminato 75 milioni di posti di lavoro, ma ne avranno creati 133 milioni. Almeno per l'immediato futuro il bilancio è dunque positivo, ma l'associazione rileva che vanno prese misure precise per evitare una possibile catastrofe globale.

Il rapporto si chiama The Future of Jobs 2018 ed è l'aggiornamento di un'analisi che WEF aveva già pubblicato nel 2016. Un documento con cui l'organizzazione cerca di perseguire un duplice obiettivo: da una parte informare sulle previsioni economiche a breve e medio termine, e dall'altra suggerire le migliori strategie per affrontare il futuro.

Un futuro, quello del lavoro e dell'economia, segnato profondamente da automazione e Intelligenza Artificiale. Concetti complessi resi semplici da un concetto essenziale: l'ascesa dei robot – termine che non indica un oggetto concreto, ma genericamente qualcosa che esegue un lavoro, includendo così anche gli algoritmi e i software di ogni genere. Il robot, appunto, che già nelle passate rivoluzioni industriali cancella alcuni posti di lavoro e ne crea altri, sempre che la società circostante sia in grado di adattarsi abbastanza in fretta.

Ed è proprio nella capacità di adattamento che la quarta rivoluzione industriale è diversa da quelle precedenti. Nella prefazione al documento, infatti,  gli esperti del WEF sottolineano con enfasi come sia imperativo innescare nuove strategie riguardo l'economia del lavoro, con particolare attenzione alla formazione.

job landscape

Se vogliamo competere con i robot, se vogliamo evitare l'apocalisse sociale che alcuni dipingono, dobbiamo necessariamente aggiornare le nostre competenze. Analisti dei dati, esperti di comunicazione social, insegnanti, creativi, programmatori sono alcune delle figure professionali che trarranno giovamento dal cambiamento che stiamo vivendo. E per questo dobbiamo investire sulla formazione, tanto come individui quanto come aziende e governi. Solo così potremo sfruttare le grandi opportunità che si prospettano all'orizzonte, e allo stesso tempo dissipare le nubi minacciose che le accompagnano.

Il guadagno in termini di lavoro disponibile "prospetta transizioni difficili per milioni di lavoratori ed evidenzia la necessità di investimenti proattivi nello sviluppo di una nuova ondata di persone capaci di apprendere velocemente e di individui abili e talentuosi a livello globale".

Le aziende devono assumersi la responsabilità di formare il proprio personale, aumentando il valore del capitale umano. Una responsabilità che va assunta come un interesse, un asset, e non come un onere. A differenza di quanto accade ora, tale sforzo dovrà essere distribuito su tutta la forza lavoro – o su una gran parte – e non su gruppi ristretti di figure professionali altamente profilate. E dovrà includere anche e soprattutto i dirigenti, perché secondo il WEF una mancanza di competenze può rivelarsi un tremendo ostacolo alla crescita dell'azienda stessa.

rate of automation

Ancora una volta dunque si ripete un mantra già sentito in passato: per far fronte all'avvento dei robot è necessario ripensare l'essere umano, prendendo in considerazione lo sviluppo di nuove capacità e nuove competenze in ognuno di noi: dall'ultimo lavoratore nella gerarchia aziendale al massimo dirigente. E bisogna entrare in un'ottica di formazione continua, consci del fatto che se le macchine continuano ad evolversi dobbiamo farlo anche noi nel modo più efficiente ed efficace possibile.

Questo almeno per far fronte ai problemi che potrebbero emergere nell'immediato. Le stime del WEF ci dicono però che molto presto, già nel 2025, saranno le macchine a svolgere la maggior parte del lavoro. Il 52%, quasi il doppio rispetto al 29% misurato nel 2018.

Una distanza che potrà solo crescere negli anni successivi, d'accordo con le teorie secondo cui entro la fine del secolo nessun umano potrebbe più avere un lavoro da svolgere. Di fronte a tale ipotesi non abbiamo risposte: quello che si prospetta di fronte a noi è l'annullamento totale dei principi su cui si basano i sistemi economici moderni.

101 ore in più

Se un individuo non può più vendere il suo tempo e le sue capacità in cambio di risorse di sussistenza, infatti, vengono a mancare le fondamenta stessa del sistema e si rischia il crollo. Una possibile risposta, sostenuta anche da voci autorevoli (Hawking, Gates, Musk), è quella di tassare la ricchezza prodotta dai robot e ridistribuirla con il sistema del Reddito Universale di Base (Universal Basic Income, UBI).

È anch'esso un sistema sperimentale, prono a modifiche e critiche di ogni genere. L'idea è che ogni individuo riceva quanto necessario per vivere o almeno sopravvivere, e trovi anche le risorse per coltivare la propria crescita personale. Gli esperimenti fatti finora in diverse parti del mondo non hanno permesso di trarre conclusioni definitive, né questo è probabilmente possibile dato che gli esperimenti sono sempre fatti su comunità locali inserite in un contesto globale.