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Samsung: addio alle terre rare per l’elettronica del futuro

Samsung Group investirà 1,5 trilioni di won, circa 1 miliardo di euro, nell'arco di 10 anni nella ricerca di alternative alle cosiddette "terre rare" e in altri progetti. Le terre rare sono elementi essenziali in elettronica e che, malgrado il nome, sono abbastanza diffusi. Una diffusione non capillare, ma di buon livello, tanto che negli ultimi anni sono stati scoperti anche supergiacimenti.

Il problema è che il mercato delle terre rare è controllato in gran parte della Cina, dove avviene il 90% dell'estrazione e della lavorazione. Un nodo non da poco se pensiamo che Pechino usa questo potere per influenzare i prezzi e favorire le aziende locali, controllando le esportazioni. Un atteggiamento che è stato persino condannato dall'Organizzazione mondiale del commercio, il quale ha imposto alla tigre asiatica di aumentare l'export.

È quindi scontato che un po' tutta l'industria tecnologica stia cercando delle alternative, anche perché come ogni cosa su questo Pianeta è una risorsa che prima o poi è destinata a esaurirsi. Il colosso sudcoreano ha così annunciato che finanzierà 27 aree di ricerca nell'ambito del Samsung Future Technology Cultivation Project. L'obiettivo è ambizioso, perché questo impegno rientra nello sforzo dell'intero paese di portare un connazionale a vincere il premio Nobel per la fisica, la chimica, la fisiologia o la medicina.

Samsung ha selezionato aree di ricerca che vanno dallo sviluppo di nuovi materiali e innovazioni nelle telecomunicazioni, incluso quello di nuovi materiali optoelettronici che possano sostituire le terre rare. Il progetto sarà guidato da Yu Yeong-min, un professore trentacinquenne della Kyung Hee University. Si lavorerà inoltre sulla creazione di processori neuromorfici e schermi tridimensionali olografici ibridi.