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Elettrodomestici

Samsung Italia critica il ddl sull’obsolescenza programmata: si rischiano aumenti dei prezzi

Samsung Italia, pur condividendo l'esigenza di norme, critica il ddl sull'obsolescenza programma attualmente in discussione al Senato.

Samsung Italia, stando a quanto riporta oggi La Repubblica, avrebbe espresso forti critiche nei confronti del disegno di legge che punta a contrastare l’obsolescenza programmata dei beni di consumo. Il Senato ha ripreso ad esaminare il disegno di legge n°615 che a luglio ha sollevato non poche perplessità.

Per come è attualmente redatto interverrebbe sul Codice del consumo innalzando la durata della garanzia di conformità fino a 10 anni per i nuovi elettrodomestici di grandi dimensioni e 5 anni per quelli di piccole dimensioni. Anche il riconoscimento automatico di tale diritto, senza oneri di prova, sarebbe innalzato a un anno dall’acquisto – rispetto agli attuali 6 mesi.

Una super-estensione di garanzia che secondo Samsung Italia potrebbe “aumentare significativamente i prezzi dei beni, a detrimento dei consumatori”.

Prevista anche una novità per la disponibilità delle parti ricambio, dopo la cessazione della produzione: 7 anni per le parti funzionali di prezzo superiore ai 60 euro, 5 anni per quelle inferiori ai 60 euro e 2 anni per quelle estetiche e non funzionali. E anche in questo caso secondo il colosso sudcoreano obbligherebbe i produttori a maggiori spese per l’aumento di ricambi stivati in magazzino.

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Infine le sanzioni prevederebbero reclusione fino a due anni e multa di 300mila euro se dovesse confermarsi l’inganno. E su questo punto l’azienda si interroga sia sulla valenza penale che sul potenziale conflitto con i poteri a tutela dei consumatori dell’Antitrust.

A luglio il Presidente dell’AGCM Roberto Rustichelli, durante il suo intervento in Commissione Industria del Senato, sottolineò che questa nuova legge avrebbe posto il paese “in linea con quelli a legislazione più avanzata, peraltro ascrivendo rilievo penale a condotte suscettibili di offendere una pluralità di beni e soggetti giuridici”.

Il problema però, secondo il Garante, è che alcune disposizioni modificherebbero il Codice del Consumo mentre altre ne richiederebbero di nuovi all’interno di distinti testi normativi – considerata la sanzione penale. Ecco quindi il suggerimento di creare una sezione autonoma nel Codice del Consumo oppure “la riformulazione della disciplina in termini tali che la stessa possa essere contenuta all’interno di un unico testo normativo, omogeneo e distinto dal predetto Codice”.

La seconda criticità è che sarebbe meglio far indicare una “durata presumibile del prodotto” invece di una “durata di vita del prodotto” poiché non risulterebbe di immediata comprensione e valutazione l’effettivo contenuto di un simile obbligo informativo. La terza criticità riguarda la “durata garantita” che non farebbe altro che sovrapporsi con la durata della garanzia legale di conformità, già prevista dall’art. 132 del Codice del consumo.

Infine Samsung Italia pur condividendo l’adozione di nuove regole in materia ha chiesto però che siano “precise ed equilibrate” perché ad esempio sul fronte degli aggiornamenti software degli smartphone, al netto della questione sicurezza, il mantenimento delle funzionalità operative è fondamentale. Da ricordare che nel 2018 Apple e Samsung sono state sanzionate dall’AGCM perché molti clienti avevano rilevato rallentamenti dopo gli upgrade software. Le aziende in qualche modo sostengono che nel tempo l’equilibrio tra prestazioni e novità funzionali su dispositivi di vecchia generazione è complesso.

Samsung Italia ha chiesto anche che l’eventuale sanzione scatti solo nel caso venga dimostrata la volontà di danneggiare il bene e che sia il consumatore a dimostrarlo tramite perizie tecniche di specialisti.