Spazio e Scienze

Satellite indiano abbattuto, dopo 4 mesi sono ancora 50 i detriti pericolosi

Sono passati già quattro mesi da quando l’India, per sperimentare un suo nuovo tipo di missile, ha deciso di abbattere un proprio satellite, mettendo in allerta la NASA e sollevando polemiche sulla sicurezza dell’operazione. Un mese dopo la stessa agenzia spaziale statunitense faceva sapere che 24 detriti avrebbero potuto raggiungere la ISS mettendone in pericolo l’integrità. Ora scopriamo che i rottami potenzialmente pericolosi per stazione spaziale, satelliti e altri veicoli sono ancora oltre 50.

La missione, conosciuta col nome in codice di Shakti, era di tipo ASAT, atta cioè a testare le funzioni anti-satellite di una nuova classe di missili, una situazione assai utile strategicamente in caso di conflitto, perché abbattendo satelliti nemici se ne ostacolano le comunicazioni e la capacità di raccogliere informazioni sul territorio.

Stazione Spaziale Internazionale. Crediti: ESA

La ricaduta, è proprio il caso di dirlo, di certi esperimenti però consiste proprio nel fatto di produrre centinaia di detriti, e sappiamo bene che alle velocità con le quali si muovono anche un frammento delle dimensioni di una monetina può procurare ingenti danni alle strutture dei veicoli spaziali o degli astronauti che stiano ad esempio effettuando una passeggiata spaziale. I detriti prodotti inoltre vanno a unirsi alle migliaia di altri già presenti attorno alla Terra, peggiorando l’attuale situazione, che vede ben 22mila detriti spaziali, oltre 1 milione se si prendono in considerazione anche quelli di dimensioni inferiori al centimetro.

L’India aveva cercato di minimizzare i danni scegliendo come obiettivo un proprio satellite in orbita relativamente bassa, circa 300 Km, in modo che la maggior parte dei detriti prodotti precipitasse velocemente sulla Terra. Secondo un ufficiale indiano i detriti sarebbero dovuti infatti precipitare tutti entro 45 giorni dalla distruzione del satellite, ma è evidente che le cose siano andate diversamente.

Membri del 18th Space Control Squadron hanno spiegato di non poter nemmeno fare previsioni attendibili sui tempi di rientro sulla terra dei frammenti rimanenti. “‎Basandoci sugli attuali tassi di decadimento di alcuni di questi oggetti in orbita, penso che alcuni di essi resteranno sospesi per almeno un altro anno se non di più, anche se non dovrebbero raggiungere i due anni”, ha infatti spiegato ‎Jonathan McDowell, un astrofisico dell’Università di Harvard che monitora i detriti grazie ai dati raccolti dall’aeronautica statunitense‎.‎