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Satelliti e GPS per controllare i vulcani ed evitare nuove Pompei

Scientific Reports ha pubblicato uno studio realizzato dal CNR e dall'INGV per il monitoraggio del magma nel sottosuolo. La nuova tecnica messa a punto dai ricercatori italiani sfrutta sensori, satelliti e GPS, ed è stata messa in pratica nell'area del Campi Flegrei ma potrebbe verosimilmente essere applicata ad altre caldere, come per esempio Yellowstone negli Stati Uniti e Rabaul in Papua Nuova Guinea.

Sfruttando i dati raccolti si ottiene un innovativo sistema di monitoraggio che si potrebbe rivelare utile ad affrontare eventuali crisi vulcaniche future. Vediamo più in dettaglio di cosa si tratta. L'area dei Campi Flegrei è una grande caldera, ossia una conca formatasi a seguito dello sprofondamento della camera magmatica di un edificio vulcanico. Si tratta di un'area ad alto rischio e per questo viene costantemente monitorata al fine di prevedere eruzioni vulcaniche.

caldera Campi Flegrei
Campi Flegrei

Grazie alla tecnica messa a punto dai ricercatori sarà possibile calcolare le modalità con cui il magma profondo risale all'interno del sottosuolo, creando deformazioni anche millimetriche della superficie terrestre. Per farlo è stata disposta una rete di 14 sensori nell'area dei Campi Flegrei, collegati a ricevitori GPS e satelliti. In questo modo sarà possibile conoscere in tempo reale le deformazioni della superficie terrestre e l'andamento del sollevamento del suolo all'interno della caldera.

Negli ultimi 10 anni il suolo dei Campi Flegrei si è sollevato di quasi 30 centimetri, tanto che nel dicembre 2012, sulla base delle indicazioni della Commissione grandi rischi, la Protezione civile ha innalzato dal verde (quiescenza) al giallo (attenzione) il livello di allerta dei Campi Flegrei. "La previsione delle eruzioni vulcaniche nelle caldere presenta spesso difficoltà maggiore rispetto ad altri vulcani" spiega Luca D'Auria, ricercatore responsabile della Sala di monitoraggio dell'Osservatorio vesuviano dell'Ingv.

Yellowstone Norris
Caldera di Yellowstone
 

Susi Pepe, ricercatrice del CNR-IREA, spiega che "grazie ai dati acquisiti dai satelliti Cosmo-SkyMed (messi in orbita dall'Agenzia spaziale italiana a partire dal 2007) dotati di sistemi radar, e dai ricevitori GPS della rete di sorveglianza geodetica Ingv-Ov, composta da ben 14 sensori sparsi nell'area dei Campi Flegrei, è stato possibile studiare le deformazioni, anche millimetriche, della superficie terrestre e conoscere l'andamento del sollevamento del suolo all'interno della caldera in corrispondenza dei ricevitori".

I risultati dello studio sono di grande importanza per l'interpretazione dei dati acquisiti dalle nuove generazioni di satelliti (come quelli della costellazione Sentinel del Programma europeo Copernicus, operata dall'Agenzia Spaziale Europea) e dalle innovative tecnologie di monitoraggio geofisico ai Campi Flegrei. "Questi nuovi sistemi di monitoraggio, integrati con le nuove metodologie di analisi, possono fornire uno strumento utile ad affrontare eventuali, future, crisi vulcaniche ai Campi Flegrei", conclude Susi Pepe.

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