e-Gov

Scandalo dei telefoni spia, scaricabarile contro gli operatori

Pagina 1: Scandalo dei telefoni spia, scaricabarile contro gli operatori

Lo scandalo dei telefoni spioni ha sollevato prevedibili reazioni da parte di tutte le parti coinvolte, che cercano di correre ai ripari. Carrier IQ, l’azienda che produce il software incriminato, ha voluto specificare che il proprio prodotto “ignora i dati personali”, limitandosi a raccogliere quelle informazioni che sono necessarie agli operatori telefonici per migliorare e ottimizzare il funzionamento dei servizi.

In altre parole IRQD è effettivamente in grado di leggere mail ed SMS, o di registrare i tasti premuti, ma non lo fa perché non è il suo scopo. Una risposta un po’ debole secondo noi: se quelle funzioni non sono necessarie, perché sono state inserite?

Il telefono spia è cambiato negli ultimi tempi

A volte i dati della tastiera sono utili durante le chiamate all’assistenza clienti, quando l’operatore ci chiede di digitare un certo codice. I dati registrati e spediti all’esterno riguardano le chiamate interrotte, gli SMS non consegnati, l’autonomia della batteria, i blocchi del dispositivi e altre cose simili. In altre parole i dati tecnici, non quelli personali. Una spiegazione ragionevole, ma che tuttavia non può sciogliere i tanti dubbi che sono emersi nelle ultime ore; per cercare risposte forse dovremmo guardare altrove.

È proprio Carrier IQ a scaricare il primo barile. “È l’operatore a determinare quali dati vengono raccolti”, ha spiegato l’AD dell’azienda Larry Lenhart a John Paczkowsky del Wall Street Journal. “Decidono in base ai loro standard sulla privacy e ai loro accordi con gli utenti, e noi la sviluppiamo.  Prendiamo solo i dati che loro specificano e glieli passiamo. Nient’altro”. Una spiegazione che ricorda il tristemente famoso “eseguiamo gli ordini”, che a quanto pare è passato dal mondo militare a quello commerciale.