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Se Steve Jobs fosse vivo oggi, sarebbe in galera?

"Se Steve Jobs fosse vivo oggi, sarebbe in galera?". La domanda poco elegante, ma lecita, è del New York Times, che venerdì ha pubblicato un articolo sulla condotta anti-competitiva del compianto patron di Apple. Il riferimento è alla presunta cospirazione che avrebbe ordito con gli altri colossi della Silicon Valley per addomesticare il mercato.

Lo Sherman Antitrust Act è molto chiaro al riguardo e prevede sanzioni pecuniarie nonché per i casi più gravi una condanna fino a tre anni di carcere. È evidente che un processo oggi è da escludere, ma sotto il profilo storico la valutazione è interessante.

Secondo Herbert Hovenkamp, docente di Legge presso la University of Iowa ed esperto antitrust, Jobs stava rischiando grosso e su più fronti. Prima di tutto era totalmente illegale quella sorta di patto stabilito con i concorrenti per non rubarsi i tecnici. Esiste una mail del 2007 in cui tentò di fare entrare in gioco l'argomento nella querelle legale (legata a brevetti) con Palm. L'AD avversario di allora, Edward Colligan, gli rispose picche.  

Steve Jobs

Lo stesso anno Jobs affrontò la questione con Eric E. Schmidt. L'AD di Google rigirò la mail internamente chiedendo spiegazioni su eventuali elusioni del patto. Insomma, l'accordo esisteva. E infatti nel 2010 tutti i grandi papaveri della Silicon Valley si ritrovarono al tavolo del Dipartimento di Giustizia per promettere di fare i bravi. È passato del tempo ma una settimana fa gli stessi hanno accettato di pagare 324 milioni di dollari per far decadere una class action sostenuta da ben 64mila sviluppatori. L'antitrust nel frattempo è rimasta silente.

Ma non è finita qui perché Jobs è stato diretto responsabile anche del cartello sui prezzi degli e-book. Tutti gli editori oggi hanno trovato un accordo con le parti e la Giustizia statutitense; Apple si è appellata alla sentenza.

Infine c'è lo scandalo delle stock option retrodatate. Jobs anni fa giocò questa carta sia con Pixar che Apple guadagnando milioni di dollari in un solo colpo. Cinque alti dirigenti di altre aziende finirono in prigione per operazioni analoghe, mentre il patron continuò a rimanere in sella probabilmente perché l'azienda fu "molto collaborativa" con la Securities and Exchange Commission. Insomma, svuotarono probabilmente il sacco, senza perdite di tempo, barattando l'immunità del capo.

E quindi "If Steve Jobs were alive today, should he be in jail?". La risposta secondo più giuristi è no. Ma non perché Jobs non abbia commesso alcun fatto di interesse penale. Bensì perché il Dipartimento di Giustizia tende a perseguire crimini antitrust solo se davvero eclatanti.

"Credeva sempre che le regole applicate alle persone comuni non si applicassero a lui", ricorda il biografo Walter Isaacson. "Questo era il genio di Steve ma anche la sua stranezza. Credeva di poter piegare le leggi della fisica e distorcere la realtà. Questo gli ha permesso di fare alcune cose incredibili ma anche a spingersi ai limiti".