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Senza l’Italia la Telecom farebbe meglio

I dati finanziari dei primi nove mesi del 2010 di Telecom Italia hanno deluso la Borsa: malgrado alcuni risultati positivi il titolo ieri ha perso il 3,5%. La buona notizia per il Gruppo è che i ricavi hanno raggiunto i 19,8 miliardi di euro (-0,5 rispetto al 2009), mentre l’utile netto consolidato è stato di 1,8 miliardi di euro (+57,2% rispetto al 2009). I ricavi di fatto sono stati trainati dai buoni risultati ottenuti dalle controllate in Brasile e Argentina. Brutte notizie invece dal settore telefonia dove i ricavi del residenziale sono scesi a 10,5 miliardi (- 4,1%) e del mobile a 5,8 miliardi (- 10,4%).

Bernabè in contro-luce?

“I risultati del periodo confermano che la nostra strategia di riposizionamento nei mercati core è stata pienamente raggiunta in Brasile e che in Italia sta dando frutti tangibili sul segmento fisso mentre necessita di ulteriore tempo sul mercato mobile”, ha dichiarato ieri l’amministratore delegato Franco Bernabè.

“Il continuo controllo dei costi unitamente ad un’attenta gestione finanziaria, ci hanno permesso di ottenere un utile netto in forte crescita e pari a 1.819 milioni di euro e di confermare il raggiungimento degli obiettivi di Ebitda e la riduzione del debito per l`anno in corso”.

Da rilevare inoltre che il debito è sceso a 33,7 miliardi di euro – 974 milioni in meno rispetto al periodo 2009. L’obiettivo della dirigenza continua a essere quello di ridurre i costi.

Sulla questione delle tariffe di unbundling (Tariffe unbundling errate, dov’è la qualità Telecom?) Bernabé ne ha approfittato per spiegare che “il modello adottato dall’Agcom  si è dimostrato quello giusto ed i calcoli sulle tariffe si basano su parametri corretti”. A suo parere la Commissione Europea avrebbe solo rilevato tassi di manutenzione “un pochino alti”.

Ritengo che si tratti di un punto marginale e siamo sicuri che la decisione finale imminente confermerà sostanzialmente il prezzo target del local loop unbundling comunicato alla Commissione europea”, ha concluso Bernabé.

L’amministratore delegato ha ragione, anche gli italiani sono sicuri che Agcom farà il suo dovere.