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Senzazaino.it, per una scuola elementare più leggera

A scuola senza zaino per imparare meglio e di più e, perché no, avere la schiena dritta. Grazie anche a un po' di tecnologia, ma senza esagerare perché stiamo parlando di bambini delle scuole elementari. Che escono di casa come noi andiamo al lavoro, cioè portandosi appresso solo le cose personali. Già, perché gli strumenti di lavoro sono già sul posto.

Il progetto senzazaino.it non è l'ennesimo esempio di come all'estero si facciano le cose per bene, per quanto il modello non sia italiano. Parliamo infatti di un'esperienza concreta nata in Toscana e che poi si è diffusa come buona pratica.

Un'aula Senza Zaino

Si legge sul sito del progetto: "nessuno si è mai domandato perché qualsiasi lavoratore trova i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro e invece gli studenti no. In effetti lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza, non a caso è stato inventato per gli alpinisti e per i soldati con il chiaro scopo di affrontare luoghi inospitali. È così che un nutrito gruppo di scuole ha deciso di metterlo in disparte."

Lapalissiano, eppure, chissà perché, abbiamo dovuto aspettare a lungo prima che qualcuno ci pensasse. O forse qualcuno ci aveva pensato, ma solo per fermarsi poi di fronte alle difficoltà insite in un'idea tanto semplice quanto rivoluzionaria, che richiede agli insegnanti e a tutta una scuola di rimettere in discussione il proprio modo di lavorare.

Può funzionare. Funziona! E ricorda da vicino l'altro progetto di cui parliamo oggi, vale a dire bookinprogress. Perché l'idea di fondo è che i libri sono importanti ma non è necessario caricarli sulle spalle di bambini e ragazzi e portarli avanti e indietro nell'anacronistico zainetto.

La scuola moderna, anche quella elementare, può trovare in una tecnologia semplice come la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) la risposta giusta, per far divertire i bambini senza rinunciare a insegnare. Un strumento moderno, nato dal silicio, per ridare forza a un'idea datata ma mai davvero raggiunta: quella di Maria Montessori, secondo cui la richiesta fondamentale dell'alunno all'insegnante fosse quella di aiutarlo a fare da solo.

Si può fare una scuola più moderna, che usa la tecnologia senza per questo considerarla una sorta di utopica panacea? C'è chi lo fa, anche in questa Italia analogica. A cominciare dai promotori dei progetti di Lucca e Brindisi, che abbiamo raccontato nell'articolo "Scuola digitale, non basta un tablet per insegnare".