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SIAE intascherà 15 milioni l’anno per fare promozione

Altri 10 o 15 milioni di euro nelle casse della SIAE per fare attività di promozione. È questa la sorprendente scoperta che ha fatto l'avvocato Guido Scorza spulciando le 730 pagine del disegno di legge di Stabilità che la Camera dei Deputati sta per approvate.

"Si tratta del comma 179 bis dell'art. 2, secondo il quale viene sottratto al riparto tra gli aventi diritto il 10% del compenso per copia privata che i produttori e distributori di dispositivi e supporti idonei ad ospitare copie – per l'appunto private – di brani musicali e film", scrive oggi Scorza sulle pagine online de L'Espresso.

siae

La destinazione è nero su bianco: si parla di "attività di promozione culturale nazionale e internazionale". Niente di nuovo considerato che si tratta di una consueta attività annuale del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Il problema però è che si replica un metodo già visto in passato. Quel 10% dovrebbe confluire magari nelle casse delle nuove società di intermediazione che grazie alla liberalizzazione del settore si occupano di gestire i diritti di copyright dei loro clienti. E non nuovamente SIAE.

"Nei prossimi mesi Governo e Parlamento dovranno mettere, a più riprese, le mani sulla disciplina del diritto d'autore e sul mercato dell'intermediazione dei diritti con l'ovvia conseguenza che – anche ammesso si trattasse di una decisione opportuna – non sarebbe mancata l'occasione di affrontare il problema con maggior attenzione e ponderazione da qui a qualche settimana", ricorda Scorza.

equo compenso

La criticità più manifesta secondo l'avvocato è che ormai l'equo compenso (120/150 milioni di euro all'anno) più che un indennizzo per i titolari dei diritti appare una "tassa di scopo". Quel 10% lo sarà in maniera ancora più lapalissiana.

"Un errore, un autogol evitabile se le intenzioni di chi ha proposto la disposizione in questione erano – come non c'è ragione di dubitarne – autentiche e volte a destinare parte di quel fiume di euro che ogni anno viene dragato dall'industria IT e dai consumatori a promuovere, per davvero, la cultura italiana", conclude Scorza. "È andata così, nel modo sbagliato".