Spazio e Scienze

Siamo tutti marziani? Ce lo dirà la prova del DNA

La vita sulla Terra ha avuto origine da Marte, o viceversa? Un gruppo di ricercatori del MIT, di Harvard e del Massachusetts General Hospital (MGH) vuole scoprirlo, e per questo ha chiesto alla NASA che i rover delle spedizioni future siano equipaggiati con strumenti in grado di fare il sequenziamento del DNA del materiale che verrà raccolto sul Pianeta Rosso.

Sappiamo che la ricerca di segni di vita è una delle priorità delle missioni marziane. Secondo gli scienziati però non ci si deve limitare a trovare le prove di forme di vita esistenti, recenti o passate – dove per recenti si intende un milione di anni. 

Arriviamo da Marte?

Bisogna anche essere in grado di capire eventuali legami con le forme di vita terrestri, e questo si più fare solo con un sequenziamento di RNA e DNA. Ne è convinto Christopher Carr del Dipartimento Earth, Atmospheric and Planetary Sciences del MIT, che insieme a un gruppo di lavoro sta sviluppando uno strumento chiamato SETG (Search for Extra-Terrestrial Genomes) che dovrebbe rilevare affinità fra le forme di vita marziane e quelle terrestri. La prima versione dovrebbe essere pronta entro il 2018, in tempo per la missione ExoMars-MAX-C operata congiuntamente da Europa e Stati Uniti.

SETG "potrebbe essere usato per determinare se ci sono contaminazioni dalla Terra" ha spiegato Carr a Space.com. "In questo modo potremmo anche capire in quale modo la vita marziana sia legata a quella sulla Terra".

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Tutto parte dal presupposto che la vita sulla Terra e quella su Marte (ammettendo che sia esistita) avrebbero un'ascendenza genetica condivisa. Durante un periodo soprannominato Late Heavy Bombardment, fra circa 3500 e 4000 milioni di anni fa, nel nostro sistema solare ci sarebbe stato un affollamento di asteroidi in viaggio fra tra la Terra e Marte, che avrebbe potuto creare delle contaminazioni reciproche fra i due pianeti.

Insomma gli asteroidi avrebbero "dato un passaggio" alle forme di vita fra un Pianeta e l'altro. E secondo Carr il trasferimento dalla Terra a Marte e viceversa sarebbe stato abbastanza rapido da permettere agli esseri viventi di non subire le radiazioni spaziali.

Chissà com'è il DNA marziano

Il lavoro di progettazione per il chip di sequenziamento di RNA e DNA sta tenendo conto del fatto che il chip in questione dovrà uscire indenne dal viaggio verso il Pianeta Rosso, durante il quale sarà esposto a dosi elevate di radiazioni. Dalle prime sperimentazioni sembra che sia possibile.

Se passerà questa prova dovrà analizzare le informazioni reperite al di sotto della superficie marziana. Su Marte infatti la temperatura può scende anche a -126 gradi Celsius, ma in profondità l'ambiente può essere simile a quello terrestre e quindi può contenere tutti gli elementi principali necessari per la vita. Almeno questa è la teoria. Non a caso i progetti di Curiosity 2 prevedono attrezzature specifiche per la perforazione del Pianeta. Gli scienziati della NASA sono tutt'altro che scettici, quindi possiamo verosimilmente supporre che fra sette anni inizieremo ad analizzare il DNA alieno, e chissà quali sorprese ci riserveranno i risultati.