Spazio e Scienze

Siamo una civiltà spaziale

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Siamo una civiltà spaziale

Prima di tutto vale la pena chiarire che cosa si intende esattamente per Spaceweather: meteorologia nello Spazio, ossia l'interazione fra una serie di fenomeni che il Sole produce continuamente e la Terra, o meglio il campo magnetico terrestre. È una parte della fisica relativamente recente che studia il modo in cui la nostra stella perturba lo Spazio che circonda la Terra e il modo in cui interagisce con la tecnologia. Tra i suoi scopi c'è la previsione delle tempeste solari, al fine di evitare danni come quelli che si sono verificati in passato (ai satelliti, alle linee elettriche, ma anche nel caso di lunghi viaggi nello Spazio, eccetera).

Lo Spazio interessato da questo tipo di studi è quello che si trova fra circa 100 km di quota sopra il suolo terrestre e il Sole. I protagonisti dello Spaceweather sono il Sole, il vento solare, la nostra Terra e il campo magnetico che la protegge.

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Negli ultimi decenni siamo diventati una civiltà spaziale e lo Spazio attorno al nostro Pianeta è disseminato di satelliti che si occupano di previsioni meteo, geolocalizzazione, telecomunicazioni, variazioni climatiche, monitoraggio oceanografico e molto altro.

Esistono poi diversi satelliti che si trovano fra la Terra e il Sole, deputati proprio allo studio della nostra stella. Ricordiamo a titolo di esempio il Solar Dynamics Observatory della NASA (SDO), che monitora la nostra stella 24 ore su 24, 7 giorni su 7, catturando immagini del Sole in 10 diverse lunghezze d'onda. Alcune sono diventate memorabili, come per esempio il video in 4K del Sole pubblicato dalla NASA alla fine dello scorso anno.

L'Europa ha in orbita un altro osservatorio soprannominato SOHO (SOlar Heliospheric Observatory), il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha invece in attività ACE (Advanced Composition Explorer) per il monitoraggio del vento solare finalizzato proprio a dare l'allerta in caso di tempeste geomagnetiche. STEREO (Solar TErrestrial RElations Observatory) della NASA sfrutta invece due sonde gemelle che catturano immagini stereoscopiche della nostra stella e dei fenomeni come per esempio le espulsioni di massa coronale.