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Sicurezza

Sony insegna, la sicurezza non può essere un optional

Il nuovo, clamoroso, furto di dati ai danni di Sony dovrebbe indurre grandi e piccole aziende a non sottovalutare il tema della sicurezza informatica. Poco importa che siano stati o meno i nordcoreani: bisogna alzare il livello delle difese.

Tre anni fa è successo con Playstation Network e Qriocity, quando furono rubati i dati sensibili di tutti gli utenti registrati, cioè oltre 70 milioni di persone. Un paio di settimane fa un altro grave attacco ha compromesso i computer di Sony. L'FBI ha puntato il dito contro il regime nordcoreano, che ha negato ogni responsabilità. Chiunque sia stato, il colosso statunitense ha subito un danno gravissimo, economico e di immagine. Il furto delle produzioni cinematografiche e audiovisive di Sony Pictures – le cui ripercussioni non sono ancora state quantificate – dovrebbe far scattare il campanello d'allarme per tutte le aziende, grandi e piccole.  

how vulnerable are you?

L'impressione è che le organizzazioni pubbliche e private non facciano abbastanza per proteggersi dagli attacchi informatici. I contenuti sempre più digitalizzati e l'aumento delle possibilità di accesso remoto alle intranet hanno moltiplicato le performance aziendali ma, allo stesso tempo, hanno reso i sistemi più fragili e vulnerabili. Ormai si accede al network aziendale anche da smartphone e tablet, ed è certamente comodo per tutti i dipendenti, ma è stata implementata adeguatamente anche la sicurezza? 

The Interview

Per Sony la lezione di tre anni fa, evidentemente, non è stata sufficiente. Il gruppo non si è protetto adeguatamente o, comunque, non ha fatto una corretta valutazione dei rischi. Sono i risultati quelli che contano. Dopo la figuraccia internazionale del furto, Sony ha reiterato bloccando l'uscita di "The Interview", il film satirico sul leader Kim Jong-Un. Altro errore, che ha irritato la Casa Bianca. "Credo che abbiano fatto un errore – ha detto il presidente Barack Obamase Sony mi avesse chiamato avrei detto di non ritirare il film e di non lasciarsi intimidire". E pure da Hollywood le critiche sono aspre. George Clooney ha invitato i colleghi a spingere per il rilascio online immediato di "The Interview".

Insomma, "il Re è nudo". Non è il caso di generalizzare ma una maggiore sensibilità sul tema della sicurezza informatica non guasterebbe.