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Stallman: la sorveglianza digitale minaccia la democrazia

"L'attuale livello di sorveglianza nelle società è incompatibile con i diritti umani". Si apre così l'articolo a firma di Richard Stallman pubblicato da wired.com, nel quale il paladino del software libero spiega perché l'idea stessa di democrazia è in pericolo a causa dell'eccessiva sorveglianza digitale.

La premessa è nota: negli ultimi anni ci sono state persone che hanno reso pubbliche informazioni riservate (Chelsea Manning, Edward Snowden, Julian Assange, etc.): hanno reso un servizio pubblico, ma ne stanno pagando un prezzo molto caro. Manning è sotto processo, mentre Snowden e Assange sono esiliati e assediati.

Secondo Richard Stallman è una minaccia diretta alla democrazia. "Per recuperare la nostra liberà e ripristinare la democrazia dobbiamo ridurre la sorveglianza fino a che i whistleblower (persone come Manning o Snowden, NdR) potranno parlare con i giornalisti senza temere di essere scoperti. Per farlo in modo affidabile, dobbiamo ridurre la capacità dei sistemi che usiamo".

"Se i whistleblower non hanno il coraggio di rivelare crimini e menzogne, perdiamo il nostro ultimo frammento di controllo su governi e istituzioni. Ecco perché la sorveglianza che permette allo stato di scoprire chi ha parlato con un giornalista è troppo – la nostra democrazia non può sopportarlo", continua Richard Stallman.

A difesa delle proprie tesi il fondatore della Free Software Foundation (FSF) cita i possibili abusi, come quelli degli agenti NSA che hanno usato gli strumenti dell'agenzia per spiare mogli e amanti.  Tra i problemi che vanno affrontati al più presto c'è poi quello dei dati raccolti e archiviati dalle spie governative. "Saranno sempre usate per altri scopi, anche se è proibito", ci ricorda. Ed ecco perché "per rendere sicuri il giornalismo e la democrazia dobbiamo limitare l'accumulo di dati facilmente accessibili allo stato". Un'opinione che ricorda quella espressa dal direttore del Guardian – che preferì distruggere gli hard disk del giornale piuttosto che consegnarli alle autorità.

Una possibile soluzione è evitare che i dati di sorveglianza e monitoraggio siano raccolti e aggregati in un solo punto, preferendo invece la disaggregazione delle informazioni.  Stallman prende a esempio le moderne videocamera di sorveglianza, che trasferiscono i dati online e – con il miglioramento del riconoscimento facciale –  hanno il potere di individuare e riconoscere chiunque; criminali come giornalisti scomodi. Per non parlare del fatto che questi sistemi a loro volta sono spesso facilmente violabili, così che chiunque può accedere alle informazioni.

Per Stallman la sorveglianza totale è "una forma d'inquinamento sociale", e come tale va trattata. Dobbiamo "limitarne l'impatto su ogni nuovo sistema digitale così come limitiamo l'impatto ambientale di nuove costruzioni fisiche". Il primo passo è il software libero, che ci dà il controllo sui nostri computer. Di contro, è noto che la NSA ha collocato backdoor in diversi software e sistemi crittografici. Ma GNU/Linux da solo non è la risposta, al massino è una parte.

E poi c'è la faccenda del denaro, declinata in due modi. Da una parte quello mosso dalla pubblicità, la quale dipende da "utenti tracciati" (L'utente Web è solo merce e la privacy il suo prezzo). "Questo trasforma un semplice fastidio in un sistema di sorveglianza che ci danneggia […]". Una possibile risposta, in questo caso, sarebbe un compratore che resta anonimo al venditore ma non al sistema fiscale, per esempio con un sistema di valuta digitale come Bitcoin (Bitcoin: la moneta digitale che ci libera dalla banche e Bitcoin: dal mining ai complotti, tutto sulla moneta digitale).

Richard Stallman comunque non cade nel tranello di cestinare tutta la sorveglianza come un semplice tentativo di instaurare un regime orwelliano.  Da una parte taccia di demagogia chi usa "le solite scuse per giustificare la sorveglianza totale", ma comprende anche che certi strumenti sono utili per cercare e trovare criminali.

Anzi, Stallman fa un passo ulteriore per spiegare come la sorveglianza possa persino aiutare la democrazia: può succedere se la usiamo per sorvegliare autorità, forze dell'ordine e grandi aziende. L'ex programmatore prende l'esempio di una città californiana dove i poliziotti sono obbligati a portare costantemente videocamere, e dove gli usi abusivi della forza sono calati del 60%. E poi ci sono le aziende, che non hanno diritti umani e quindi "è legittimo chiedere loro di pubblicare i dettagli su attività che potrebbero causare alla società minacce chimiche, biologiche, nucleari, fiscali, digitali (DRM) o politiche".

"In ogni caso, il giornalismo va protetto dalla sorveglianza anche quando è parte di un affare. […] A meno che non crediamo che i nostri paesi liberi soffrissero in passato per una grave mancanza di sorveglianza, e che dovrebbero essere sorvegliati com'erano l'Unione Sovietica e la Germania Orientale, allora dobbiamo invertire questa tendenza", conclude Richard Stallman.