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Startup italiane di successo: Moze

"Startup Italiane di successo" questa settimana si occupa di Moze, una startup che si occupa di progettare e realizzare siti e app in una modalità più creativa rispetto al solito: tutto parte dalla user experienceIntervistiamo il fondatore Giovanni Zennaro.

Startup italiane di successo

La rubrica è completamente dedicata alle nuove realtà imprenditoriali emergenti, ovviamente legate al mondo della tecnologia e del digitale. Ogni settimana Tom's Hardware darà visibilità a una startup e il suo fondatore, nella speranza che altri giovani possano trarre ispirazione. E magari qualche business angel o venture capital si metta una mano sul cuore e un'altra al portafogli. Scrivetemi a dario.delia@tomshw.it.

Perché a 50 anni dalla morte di John Fitzgerald Kennedy c'è una frase del discorso del suo insediamento che è ancora carica valore e forza propulsiva. "Non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro paese".

Pronti. Partenza. Via!


Presentati

Mi chiamo Giovanni Zennaro, classe 1989. Sono nato e cresciuto a Chioggia sulla laguna di Venezia. Dopo aver frequentato il Liceo Classico mi sono trasferito a Brescia dove ho studiato Fotografia presso l'Accademia di Belle Arti LABA. In quegli anni ho iniziato il mio percorso professionale come fotoreporter, tra l'Italia e il Medio Oriente, affiancando via via a questa attività la collaborazione con Matteo Montolli, amico che studiava Lettere Moderne a Padova.

Matteo per passione progettava e sviluppava siti web, io avevo una Partita IVA da fotografo e con quella ho iniziato anche a vendere i suoi siti web a chi me li chiedeva. La cosa è diventata sempre più interessante fino a farci decidere, nel 2011, di mettere in secondo piano i nostri precedenti progetti (io avrei continuato a fare il fotografo, lui voleva insegnare Lettere), trasferirci a Milano e lanciarci in un progetto di startup che ad inizio 2012 avrebbe preso il nome di Moze S.r.l. Nel 2013 la società si è rafforzata con l'ingresso di Sergio Panagia, che con me e Mattero ora coordina le attività.

Giovanni Zennaro


Presenta la tua startup

Moze è un "digital creative studio" che si occupa di sviluppare soluzioni web per aziende già esistenti e altre startup. Il nostro ambito d'azione spazia dal design di siti e applicazioni (con un processo che inizia dallo studio della User Experience e culmina nella definizione della User Interface) allo sviluppo tecnologico degli stessi (utilizziamo strumenti open source come WordPress e standard di programmazione di eccellenza come Ruby On Rails).

Devo dire che per noi l'aspetto tecnologico – al quale dedichiamo comunque grandissima attenzione – è però di secondaria importanza poiché spesso il cuore di un "prodotto" web sta nel suo design, quindi la sfida è trovare di volta in volta il giusto mix tra creatività e usabilità, perché i nostri clienti possano avere qualcosa di bello ma soprattutto utile a convertire gli utenti in acquirenti (nel caso di aziende che vendono prodotti) o a rendere accessibili agli utenti le informazioni in modo piacevole (penso ai nostri clienti che operano nell'editoria online).

edSocialMedia.com


La più grande difficoltà che hai incontrato nello sviluppo del tuo progetto

Sembrerà strano di questi tempi, ma la più grande difficoltà che abbiamo incontrato in questi due anni è stata l'espansione del nostro team. Abbiamo scelto di posizionare Moze come web agency d'eccellenza, sempre in linea con gli ultimi trend di design e sviluppo. Ad essere veramente capaci e appassionati in questi settori sono pochi e giovani talenti, prevalentemente autodidatti e quindi non "arruolabili" attingendo da specifici percorsi di studio.

Il nostro ambito è un mix tra creatività e tecnologia, e richiede quindi ampia flessibilità mentale, passione per le cose belle e al tempo stesso capacità di analisi critica e intuito tecnico. In due anni abbiamo portato Moze ad essere una realtà in cui sono coinvolte 8 persone full-time, oltre a numerosi collaboratori esterni che si aggregano a noi per determinati progetti. La crescita non è conclusa, perché sentiamo il bisogno di coinvolgere ancora persone con competenze complementari a quelle già in nostro possesso.

Philojotter.com


Un consiglio per tutti gli startupper

A tutti gli startupper consiglierei di non perdersi nei sogni di innovazione se non fondati su un progetto realmente sostenibile, cioè in grado di rispondere ad un bisogno reale e facilmente individuabile. Potrebbe sembrar un consiglio banale, ma ciò che abbiamo visto (sentito!) in questi anni è un gran chiacchiericcio attorno al "fenomeno startup", come si trattasse di supereroi.

Mi piace ricordare che "startup" non è un tipo di azienda, ma una fase della crescita di qualsiasi realtà aziendale, anche di una pizzeria o di un panificio. Attenzione quindi a non credere che il digitale e la teorica innovazione tecnologica siano i soli canali tramite i quali può svilupparsi la crescita economica del nostro paese. Anzi, di certo l'Italia ha dei suoi valori e settori d'eccellenza che vanno guardati con grande rispetto. Non dobbiamo cercare di essere una fotocopia della Silicon Valley, non è utile, non ne abbiamo bisogno.

Wanderio.com


Un errore da non fare

Non credersi arrivati. Voler continuare ad imparare sempre, confrontandosi costantemente con professionisti più esperti, in grado di trasmettere la propria esperienza e competenza.


Cosa cambiare in questo paese per favorire le startup

Credo che molti cambiamenti siano già in corso. Abbiamo partecipato nel novembre 2013 ad un evento di grande rilievo internazionale, il Webit Congress di Istanbul. La presenza di alcune startup innovative italiane in quel contesto era stata finanziata dal Ministero per lo Sviluppo Economico. Abbiamo assistito a questa iniziativa molto concreta e utile voluta dalla nostra pubblica amministrazione. Le aziende italiane lì presenti hanno creato legami tra di loro, ottenendo come risultato finale non solo uno sviluppo internazionale del business ma anche una maggior consapevolezza del potenziale che può nascere tra alleanze strategiche tra realtà italiane.

Aliandmet.com


Tre motivi per continuare a fare impresa e credere nel Made in Italy

Sono convito che fare impresa in Italia sia possibile. Siamo un popolo che ha sempre messo nel lavoro tutta la propria passione e creatività, questo ci contraddistingue e rende le nostre aziende luoghi in cui si creano legami. Credo che questa sia la prima ragione per credere ancora nel fare impresa in Italia. Oltre a questo, direi che questa nostra creatività ci può portare a realizzare aziende con respiro internazionale, in grado però di preservare una cultura del lavoro in grado di valorizzare non solo le singole capacità professionali, ma l'intera personalità di ogni individuo. Credo infine che avere l'estero come meta sia buona cosa per molti, ma sarà difficile costruire altrove dal nulla senza prima porre solide basi in casa propria.


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