Spazio e Scienze

Stimolazione neurale per sconfiggere la paralisi, la speranza del MIT

‎Chiariamoci subito, al momento quella nutrita dai ricercatori del MIT è solo una speranza, ma basata su solidi fatti scientifici. Il nuovo ‎‎dispositivo impiantabile‎‎ sviluppato in collaborazione con ricercatori dell’Università di Harvard potrebbe infatti rivelarsi un game changer nelle terapie rigenerative, aiutando i pazienti a riprendere più rapidamente il controllo delle parti del corpo paralizzate a seguito di lesioni traumatiche subite dal sistema nervoso periferico. ‎

‎Il dispositivo infatti non solo dovrebbe consentire ai medici di registrare i dati sul progresso della ricrescita del nervo, ma dovrebbe anche accelerarne lo sviluppo, stimolando i nervi tramite impulsi elettrici continui e riducendo così anche la quantità di terapia fisica di cui si avrebbe normalmente bisogno per tornare a una vita normale‎.

‎”Abbiamo sviluppato un dispositivo volto a curare l’atrofia ‎‎associata alla denervazione muscolare a seguito di una lesione traumatica del nervo periferico‎‎”, ha spiegato a Digital Trends Malia McAvoy,‎‎una ricercatrice medica del MIT. “Il muscolo denervato si indebolisce nel tempo a causa della mancanza di esercizio. Quando il nervo periferico finalmente si rigenera dopo diversi mesi, si collega al muscolo indebolito e il paziente deve sottoporsi a un’estesa riabilitazione per ricondizionare e far ricrescere il muscolo. Per migliorare l’esito del paziente, abbiamo creato un insieme di microelettrodi flessibile e impiantabile, nel muscolo. Tramite il segnale Bluetooth controllabile da smartphone poi questi elettrodi stimolano attivamente il muscolo e la rigenerazione del nervo periferico”.‎

Finora, i ricercatori hanno ottenuto ottimi risultati sperimentando l’impianto sui ratti, con dati che mostravano un miglioramento significativo nella crescita della fibra muscolare. Secondo McAvoy, il prossimo passo del progetto sarà quello di valutare la tollerabilità e la sicurezza durante periodi più lunghi in animali di maggiori dimensioni, come i suini. Dopo questa fase, infine, si dovrebbe giungere finalmente alla sperimentazione clinica.‎

‎La ricercatrice però ha già avvertito che “la commercializzazione sul mercato di massa è molto lontana“. Ciò nonostante, si tratta di un lavoro estremamente promettente, che ha il potenziale per migliorare drasticamente gli esiti dei pazienti.