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Storie della tua vita, da dove nasce il film Arrival

Pagina 1: Storie della tua vita, da dove nasce il film Arrival

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Storie della tua vita è un racconto lungo (a volte si usa il termine novella) dell'autore statunitense Ted Chiang. Opera e autore hanno goduto di una fama improvvista negli ultimi mesi, perché da Storie della tua vita è tratto il film Arrival di Denis Villeneuve. Oggi su Retrocult ci occupiamo del racconto pubblicato la prima volta nel 1998.

È incluso nella raccolta "Storie della tua vita" insieme ad altri racconti (tutti premiati) dello stesso autore. Il volume è stato ripubblicato con l'uscita del film e il prezzo è un po' più alto che in passato, e per copertina è stato scelto il manifesto del film – commercialmente la scelta giusta ma è bruttino. Chi desidera scoprire Chang può scegliere anche Il ciclo di vita degli oggetti software, che costa un po' meno. Oppure la vecchia edizione di Storie della tua vita, che se non altro ha una copertina un po' più creativa. 

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Il racconto e il film hanno molti tratti in comune ma divergono sostanzialmente tanto nel contesto delle operazioni che si svolgono al loro interno quanto nella filosofia di fondo che permea la narrazione. Perciò ci sentiamo di consigliare la lettura anche a chi ha visto il film perché la scrittura introspettiva di Chiang raggiunge livelli stupefacenti che il film non riesce a catturare.

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Ted Chiang

Il racconto ha una struttura narrativa piuttosto complessa, e per questo ho preferito concentrare questo articolo solo su una delle trame che lo compongono. Alcuni dettagli saranno svelati, e allergici agli spoiler e non avete ancora visto il film forse non dovreste continuare a leggere questa recensione.

Nota del curatore: Retrocult d'altra parte abbraccia gli spoiler con piacere se sono utili

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In ogni caso non vi sveleremo il finale e anche questo piccolo viaggio darà soddisfazioni. Incontreremo la razza di alieni forse più crudele dell'intero panorama fantascientifico e numerose riflessioni sull'essenza del tempo e sul valore della propria e della vita altrui che sarà difficile dimenticare.

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Il racconto segue le vicende di Louise Banks, una linguista che viene ingaggiata per risolvere un caso molto intricato. Decine di manufatti misteriosi sono comparsi un po' ovunque sulla Terra accompagnati dall'arrivo di navi spaziali in orbita attorno al nostro pianeta. Louise viene contattata nel suo studio in università da un colonnello e un fisico (di nome Gary) che le fanno ascoltare una registrazione:

"Posso solo farle sentire la registrazione", disse il colonnello Weber.

"Okay, ascoltiamola".

Il colonnello Weber tirò fuori un registratore dalla valigetta e schiacciò il pulsante di avvio. La registrazione faceva vagamente pensare a un cane bagnato che si scrolla l'acqua di dosso.

"Che ne pensa?", chiese.

Louise non può fare nulla, come potrebbe? L'assenza completa di un contesto non le permette di dedurre, ma nemmeno di indovinare, alcuna informazione riguardo quanto ha sentito.

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Tanto più che il colonnello non vuole nemmeno confermare a Louise che quanto stanno ascoltando sia effettivamente il frutto di una registrazione di voci aliene. Chiang non perde questa succulenta occasione per farci sapere cosa ne pensa di un certo abusato stereotipo:

Il colonnello Weber aggrottò la fronte. "Sembra che lei allora dia per implicito che nessun alieno potrebbe aver imparato le lingue umane studiando le nostre trasmissioni radio o la televisione".

"Ne dubito. Avrebbero bisogno di materiale didattico specificamente progettato per insegnare a non umani. O questo, oppure l'interazione diretta con un umano. Se avessero l'uno o l'altro potrebbero imparare molto dalla tv, ma altrimenti non avrebbero un punto di partenza".

La linguista chiede di conseguenza di poter interagire con gli alieni, proposta che viene infine accettata facendo diventare Louise un membro effettivo del progetto di studio.

I manufatti alieni sono soprannominati "specchi" e sono sistemi di comunicazione presumibilmente collegati a una delle astronavi. Sembrano veri e propri specchi semicircolari alti meno di due metri e larghi circa sei; si attivano semplicemente avvicinandosi a loro. Dall'altra parte dello specchio una coppia di alieni interagirà con Louise e Gary.

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Totalmente non umani, gli alieni sembrano barili con sette occhi distribuiti radialmente sospesi su sette zampe. Chiamati eptapodi, avendo occhi da tutte le parti per loro non c'è un avanti o un dietro e le stesse zampe possono indifferentemente essere usate come piedi o come mani. Emettono suoni da un orifizio posto in cima al corpo e si dimostrano da subito molto collaborativi. L'approccio di Louise allo studio della loro lingua è molto rigoroso ma all'inizio estremamente frustrante. Pur cercando di interagire associando parole inglesi a oggetti o azioni e registrando i suoni emessi dalle controparti aliene, soprannominate "Svolazzo" e "Lampone", non trova il modo di scassinare il loro sistema di suoni per ottenerne un senso compiuto.

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Decide allora di utilizzare riprese filmate per cercare di apprendere la loro lingua scritta, sperando che possa aiutare in qualche modo la decifrazione dell'orale. Ma non è così, la scrittura aliena sembra logografica ma non assomiglia a nessuno dei sistemi terrestri.

Quindi Lampone mise la zucca tra le gambe, si sentì un rumore di sgranocchiamento, e la zucca riemerse priva di un pezzo; sotto la buccia c'erano semi simili a granturco. Svolazzo parlò e compose un grande logogramma sullo schermo. Lo spettrogramma per "zucca" cambiava, quando era usato nella frase; probabilmente un marcatore per il caso grammaticale. Il logogramma appariva strano: dopo averlo studiato, riuscii a isolare gli elementi grafici che ricordavano i singoli logogrammi per "eptapode" e "zucca". Sembrava che si fossero fusi insieme, con tratti aggiunti che presumibilmente significavano "mangiare". Che si trattasse di una legatura tra varie parole?