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Spazio e Scienze

Tardigradi vetrificati per sopravvivere in assenza d’acqua

Sapevamo già che i tardigradi fossero eccezionali, in grado di sopravvivere in ambienti estremi, impossibili per qualsiasi altro organismo, resistendo per anni al freddo, nel vuoto cosmico e a massicce dosi di radiazioni spaziali, ma ora una nuova ricerca ha evidenziato un altro loro "super potere": possono resistere anche una decade alla disidratazione totale. Come? Vetrificandosi.

A scoprirlo è stato un team composto da ricercatori dell'Università del North Carolina, dell'Università della California a Berkeley e dell'Università di Modena e Reggio Emilia, che hanno divulgato i risultati della propria ricerca tramite un articolo pubblicato su Molecular Cell.

In realtà che i tardigradi fossero in grado di resistere all'essiccazione era già noto, l'obiettivo della ricerca era comprendere come. Inizialmente l'ipotesi era che questi minuscoli invertebrati indistruttibili utilizzassero un particolare tipo di zucchero, il trealosio, come fanno altri organismi con analoghe capacità, come ad esempio i lieviti, alcuni nematodi e le uova del crostaceo Artemia salina.

tardigrade

Tuttavia le misurazioni effettuate hanno rivelato che il livello di questo zucchero nei tardigradi fosse estremamente basso se non nullo. A questo punto i ricercatori hanno deciso di monitorare i livelli di espressione dei geni dei tardigradi sia allo stato naturale sia durante il processo di essiccazione, al fine di risolvere il mistero.

Proprio questa osservazione ha portato a scoprire che alcuni geni in particolare risultavano sovraespressi durante l'essiccazione, ossia quelli che codificano un particolare gruppo di proteine dette TDP (tardigrade-specific intrinsically disordered proteins). La caratteristica principale di tali proteine è di non avere una struttura tridimensionale fissa. Quando il tardigrado perde tutta l'acqua che contiene normalmente nei suoi tessuti queste proteine impediscono alle molecole presenti all'interno delle cellule di aggregarsi formando strutture cristalline, che distruggerebbero le caratteristiche strutturali di cellule e tessuti. e favoriscono invece la formazione di solidi vetrosi che consentono di conservare la struttura cellulare originaria.

Ora il gruppo di ricerca spera che queste scoperte possano trovare applicazione nel mondo reale. Un'applicazione molto interessante ad esempio riguarderebbe la possibilità di conservare vaccini e farmaci senza necessità di mantenere la catena del freddo. Una soluzione che, oltre a far risparmiare e ad avere un impatto sui consumi energetici consentirebbe la corretta conservazione dei medicinali anche nelle regioni più aride, dove per problemi ambientali e tecnologici garantire temperature basse è estremamente difficile e dispendioso.