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Tassa Airbnb in Italia, imposta secca al 21%

Airbnb e tutti gli intermediari immobiliari dovranno applicare alla fonte una ritenuta d'imposta del 21% sui canoni pagati dall'inquilino. Bisogna attendere però l'emendamento.

La manovra economica approvata mercoledì dal Governo prevede l'introduzione della cosiddetta "tassa Airbnb". In verità come fanno notare gli esperti non si tratta di una nuova imposta ma semplicemente della stessa che oggi non pagano migliaia di locatari. Chi affitta un appartamento oppure dei posti letto per meno di 30 giorni all'anno dovrebbe segnalare l'introito nella propria dichiarazione dei redditi e pagare le tasse (Irpef) di conseguenza. Molti non lo fanno.

Airbnb

Airbnb – ma la stessa cosa valer per tutti gli intermediari immobiliari – dovranno applicare alla fonte una ritenuta d'imposta del 21% sui canoni pagati dall'inquilino e rilasciare una Certificazione Unica che conferma i redditi percepiti dal proprietario e su cui è stata applicata la ritenuta. Insomma, le agenzie agiranno praticamente da sostituti di imposta. Gli intermediari che violeranno le norme rischieranno sanzioni a partire da 2mila euro.

Brutta notizia insomma per il settore poiché gli hoster potrebbero decidere di alzare i prezzi per non intaccare le entrate. Un altro effetto collaterale sarà quello di favorire le vacanze negli altri paesi stranieri dove non è prevista questa tassa e gli hoster possono permettersi richieste più basse. Ad esempio sul corto raggio la Costa Azzurra potrebbe godere di un forte vantaggio rispetto alla Liguria.

Ci vorrà un emendamento specifico per il varo di questa novità, quindi c'è ancora tempo per il confronto politico e le eventuali correzioni. Ad ogni modo in tutto il mondo Airbnb si sta confrontando con irrigidimenti regolamentari che ne stanno rallentando la crescita.

Secondo la banca di investimenti UBS l'analisi di 127 città dove è presente il servizio ha confermato che a febbraio 2017 gli annunci sono cresciuti del 35% rispetto allo stesso periodo 2016, mentre a ottobre 2016 l'incremento era del 110%. Insomma, Airbnb corre veloce ma meno di prima.

A Barcellona è richiesta una speciale licenza per gli affitti a breve termine, ma dato che non ne sono state più rilasciate dal 2014 per diventare hoster AirBnb tocca comprarne una di quelle esistenti. A New York è stata approvata una norma che non consente l'affitto inferiore ai 30 giorni con Airbnb, a meno che non sia presente l'hoster residente in casa. Ecco spiegato il declino (-10%) del servizio in entrambe le città a febbraio.