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Tassa Internet di 50 centesimi a gigabyte in Ungheria

L'Ungheria si appresta a tassare il traffico Internet di 50 centesimi al gigabyte.

Una tassa di 50 centesimi su ogni GB scaricato. È questa la balzana idea che è venuta a Viktor Orban e Mihaly Varga, rispettivamente premier e ministro dell'Economia ungheresi. Non è ancora una legge, e c'è già chi protesta, ma visti i trascorsi di questo governo si sospetta che tenteranno di andare fino in fondo.

La tassa sarebbe a carico dei provider, ma vien da sé che finirebbero per pagarla i consumatori attraverso abbonamenti più costosi. Le voci contrarie includono i provider stessi, molte aziende, associazioni di cittadini e anche Neelie Kroes, commissario europeo uscente per L'Agenda Digitale.

Budapest

L'obiettivo è portare denaro nelle casse dello stato, ma se dovesse passare potrebbe portare a problemi maggiori degli eventuali (e discutibili) benefici. Se l'accesso a Internet diventa più costoso saranno meno i cittadini inclini a usarlo, e questo ha ricadute economiche (pensiamo all'ecommerce per esempio) e sociali, perché ostacolerebbe lo sviluppo di servizi online per il cittadino.

Tutto questo considerando il fatto che, ricorda Kroes, "l'Ungheria è al di sotto della media europea per quanto riguarda l'uso di Internet, l'accesso alla banda larga e la digitalizzazione". Problemi per i quali "questo non aiuterà", conclude il Commissario Europeo.

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Quanto ai numeri, Varga ha stimato entrate per circa 65 milioni di euro con questa nuova tassa. Guardando ai dati sul traffico del 2013, però, si stima che la cifra potrebbe essere molto più alta, ma (per ora) è previsto anche un tetto massimo al prelievo, ma è tutto da verificare.

Infine ma non ultimo, c'è chi vede in questa novità non solo l'ennesimo prelievo economico, ma anche uno strumento trasversale per controllare e limitare l'uso di Internet da parte dei cittadini. Quello di Orban è un governo eletto e l'Ungheria è parte dell'Unione Europea, ma dal 2010 "ha guidato l'Ungheria verso una deriva populista e autarchica, con attacchi pesanti alla stessa Unione Europa e al Fondo Monetario", scrive Luca Veronese sul Sole24ore.

Accuse simili sono arrivate anche dalla stessa Kroes riguardo una tassa sui fatturati pubblicitari, che sarebbe un tentativo di "silenziare il dibattito" e "un attacco alla democrazia ungherese". Le critiche e le nuove tasse tuttavia non hanno arrestato l'ascesa del partito Fidesz, il cui consenso non fa che crescere.