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Telecom a testa bassa contro la (nostra) fibra di Stato

Telecom Italia ha deciso di mettere i bastoni tra le ruote del Governo e del progetto ultra-broadband che vede coinvolte Infratel e Open Fiber.L'allarme è stato lanciato dal sottosegretario Antonello Giacomelli, che pochi giorni fa ha annunciato l'avvio dei cantieri legati all'assegnazione del primo bando Infratel.

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L'architettura di Open Fiber

"Le aree a cui dedicare risorse pubbliche sono state definite consultando gli operatori in merito alle intenzioni di investimento, facendo affidamento sulla loro correttezza. È chiaro che se Tim cambiasse idea in corsa rischierebbe di provocare un danno all'interesse pubblico. In quel caso il governo dovrebbe valutarne l'entità e le azioni necessarie a tutelare la collettività", ha dichiarato Giacomelli.

Già, perché TIM ha annunciato un piano di cablaggio per le aree bianche, considerate a fallimento di mercato. Un anno fa non se le filava nessuno, poi a giugno 2016 la Commissione UE ha dato l'ok al piano banda ultralarga del Governo. Il MISE ricorda anche che Bruxelles aveva sottolineato che "eventuali modifiche delle intenzioni degli investitori potevano essere prese in considerazione per le aree non ancora interessate dai bandi".

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In autunno TIM ha ufficializzato un rilancio su queste zone e il 23 dicembre ha sottoposto a Infratel l'impegno per meno del 10% di quelle oggetto del bando di gara. Il problema è che la macchina dei bandi era già partita, con una mappatura territoriale fornita dagli stessi operatori.

Ad ogni modo l'ex monopolista nel primo bando di gara ha partecipato e presentato offerte per tutti i lotti. "Il 5 dicembre all'esito della fase di prequalifica del secondo bando, TIM ha dichiarato di voler partecipare alla gara", si legge nella nota del MISE. "Il 23 dicembre TIM ha invece comunicato la modifica del suo piano di investimenti".

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Insomma, a treno in corsa Telecom ha scatenato un blitz basato su nuovi progetti, esposti al TAR e comunicazioni alla Commissione UE. "Quello del governo è un attacco degno di un Paese dirigistico. Noi siamo un'impresa privata e in Italia c'è libertà di impresa. Nessuno può impedire a una società privata di investire nel core business, perché è il suo mestiere. Tim rischia i propri soldi", ha confermato l'AD Flavio Cattaneo alla stampa.

"Tutti sapevano tutto: non so che danni possano reclamare. Questa posizione non è comprensibile, ma non ci ferma. I lavori sono già partiti, già appaltati e finanziati e nei primi mesi del 2018 saranno coperte tutte le aree dove abbiamo dichiarato di voler investire, due anni prima degli altri e a miglior prezzo con la formula dell'FTTC".

Lo Stato, secondo l'AD, prima di investire denaro pubblico avrebbe dovuto "verificare la volontà di investimento dei privati ed adeguare i propri piani di conseguenza". Ciò non è successo "perché le regole europee, e il buon senso, impediscono di interrompere un bando in corso", ha risposto a distanza Giacomelli.

Cosa dice il bando Infratel?

Bisogna andare a leggere però il bando Infratel per capire nei dettagli come il tema Telecom rischi di complicare la vita a Open Fiber e allo Stato – proprietario della futura struttura. E per complicazione si intende una riduzione dei ricavi, non solo effetti collaterali sull'implementazione.

"L'infrastruttura passiva sarà realizzata in modo da garantire caratteristiche di efficienza, evitando costose e non necessarie duplicazioni, garantendo l'accesso all'infrastruttura realizzata in ogni area attraverso un Punto di Consegna Neutro (luogo fisico di interconnessione in cui termina la rete di accesso di una macro area), posizionato in modo da offrire una condizione favorevole all'interconnessione alle reti di backhaul esistenti degli operatori fissi e mobili presenti nello stesso territorio", puntualizza il bando. E per rete di backhaul si intende la rete di trasporto dati, a livello di area di raccolta, "costituito dalla fornitura dei collegamenti tra gli apparati di multiplazione ubicati nella centrale locale e il nodo cui sono direttamente attestati". Insomma, considerato che soprattutto nelle zone più remote l'operatore di riferimento è l'ex monopolista è evidente che le sovrapposizioni potrebbero essere scontate.

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Schema tecnico

L'indicazione della Commissione UE poi è molto chiara sui paletti imposti alla strategia italiana. Il finanziamento pubblico per le aree bianche potrà avvenire solo nelle aree dove non è presente una infrastruttura abilitante servizi a 30 Mbps o progetti correlati nei prossimi tre anni.

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In un ipotetico Risiko nazionale, Telecom di fatto potrebbe bloccare o comunque difendere le sue bandierine rivolgendosi a Bruxelles.

In sintesi, sarà sufficiente un piano di sviluppo basato su FTTC per costringere Open Fiber a cablare a macchia di leopardo in FTTH. Con gravi effetti collaterali sull'intero bilancio dell'operazione. Come se non bastasse la controllata di Enel sarà costretta a condividere con tutti – quindi anche con TIM – tutta la sua infrastruttura passiva (accesso ai cavidotti, alla fibra spenta, agli armadi, l'accesso disaggregato alla rete locale).

Ieri dopo l'ennesimo scambio di battute a distanza tra l'AD Flavio Cattaneo e il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, è filtrata l'indiscrezione di un prossimo confronto tra l'azienda e il Governo. La terza gara, che riguarda Puglia, Calabria e Sardegna, verrà riformulata sulla base dei nuovi progetti Telecom quindi probabilmente slitterà da settembre ad autunno inoltrato. Per il secondo bando invece si tenterà di far tornare Telecom sui suoi passi.


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