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Telemedicina, quando la tecnologia scende in campo

universita insubria
 

La telemedicina aiuterà presto a risolvere il problema della mortalità materno-infantile in Nepal grazie a un progetto italiano. Sono stato contattato circa un anno fa dal famoso alpinista e amico Hans Kammerlander che, avendo scalato con Messner gli 8000 metri della catena Nepalese e rimanendo sentimentalmente legato a quella meravigliosa e poverissima terra, ha avviato una serie di progetti di scolarizzazione con ottimi risultati.

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Foto: © Ivankmit / Depositphotos

A seguito dei suoi racconti sulla grave situazione economica, aggravata dai terremoti del 2015, abbiamo cominciato ad affrontare il problema della mortalità materno infantile, che rimane una piaga sociale in Nepal, come in altri paesi meno fortunati, ponendoci come obbiettivo ambizioso quello non solo di affrontarlo ma di trovare una soluzione, anche se parziale in termini geografici. L'idea è stata quella di iniziare con un progetto pilota in una determinata area nepalese, verificarne i risultati ed eventualmente e progressivamente diffonderla.

Il Nepal è il paese più povero dell'Asia Meridionale ed è al 12esimo posto tra quelli più poveri del mondo. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, l'accesso a un'assistenza materna e neonatale di qualità in Nepal era scarso anche prima dei due terremoti del 25 aprile e del 12 maggio 2015.

L'obiettivo del nostro progetto, in linea con il 5° Obiettivo del Millennio, è quello di contribuire al miglioramento della salute materno infantile e all'abbattimento del tasso di mortalità materna al parto. Il progetto si sviluppa mediante una formazione dello staff sanitario locale al fine di renderlo dinamico, motivato, interattivo e capace di depistare precocemente le patologie che possono influenzare il regolare decorso delle gravidanze future. In secondo luogo realizzare un programma di controllo della gravidanza per riuscire a individuare le patologie insorgenti durante la gravidanza, effettuando l'esame diagnostico a domicilio.

È in questo frangente che ha un ruolo fondamentale la telemedicina, con l'impiego di sistemi diagnostici di ultima generazione a costi contenuti, ma estremamente efficaci in queste situazioni estreme, come l'O.T.E. Wireless Probe, una sonda ecografica portatile wireless adatta ad essere trasportata senza ingombri dal personale medico in visita anche in scenari esterni di emergenza. Le sonde sono autoalimentate e trasmettono immagini e dati direttamente su dispositivi portatili quali smartphone e tablet.

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Foto: © apid / Depositphotos

Sono poi impiegati l'Ultra Sound Cardiac Output Monitor (USCOM) per il monitoraggio della emodinamica/funzionalità cardiovascolare materna (strumento portatile), un rilevatore di battito cardiaco fetale portatile, un cardiotocografo (da installare nel centro ospedaliero, risultati trasmissibili distanza con screenshot/fotografia del risultato) e un ecografo con ecocolor-Doppler e setting per ecocardiografia materno-fetale (da installare nel centro ospedaliero) con connettività per trasmissione dati su device portatili (smartphone, tablet etc..).

Al fine della buona riuscita del progetto è necessario inoltre implementare un sistema informatizzato al fine di poter seguire e monitorare il sistema di referenza e di contro referenza, tra le strutture di primo e secondo livello.

Un progetto analogo è in discussione con il Ministero degli Esteri anche per la Bolivia. Con il Nepal invece i contatti sono in corso con associazioni ONG.

Cesare Beghi è Cardiochirurgo, Direttore dell'Unità Complessa di Cardiochirurgia all'Ospedale di Circolo Fondazione Macchi di Varese. Direttore della Scuola di Specializzazione aggregata di Cardiochirurgia dell'Università degli Studi dell'Insubria. Si interessa di nuove tecnologie e nuovi materiali applicati in Cardiochirurgia e Medicina in generale. Svolge attività di Cooperazione internazionale in ambito medico-sanitario.