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Tessuti artificiali con sensori intelligenti e il cyborg è servito

Un gruppo di ricerca internazionale ha messo a punto un metodo per creare tessuti artificiali con sensori integrati. Con questa tecnologia sarebbe possibile controllare cosa accade negli elementi organici artificiali dopo che sono stati creati o impiantati, come nel caso della pelle umana.

"Nel corpo il sistema nervoso tiene sotto controllo pH, chimica, livelli di ossigeno e altri fattori per poi rispondere a eventuali variazioni", ha spiegato il capo del progetto Daniel Kohane (Università di Boston). "Noi abbiamo bisogno di imitare questo ciclo stimolo-risposta per mantenere il controllo a livello cellulare e di tessuto".

Uomini artificiali, minacciosi …  

Si tratta quindi di riprodurre le funzioni del sistema nervoso autonomo, uno degli elementi più complessi del nostro corpo – e degli esseri viventi in generale. Il suo scopo è quello appunto di controllare lo stato di organi e tessuti, e dare una risposta adeguata alle possibili situazioni che si possono creare. È responsabile per esempio della lacrimazione degli occhi, della sudorazione, dell'attivazione di fegato e pancreas o della vasodilatazione.

Si può quindi intuire come il risultato ottenuto da Kohane e colleghi sia a dir poco strabiliante, ed è stato possibile grazie a fili di silicio in scala nanometrica (circa 80 nm di diametro), usati per costruire una "rete" su cui far crescere le cellule del tessuto con una struttura 3D.

Così è possibile monitorare ciò che accade nel tessuto artificiale senza danneggiarlo, come invece accade con le più tradizionali sonde ed elettrodi. In ultima analisi si tratta di unire i due elementi "in modo tale che diventa difficile capire dove finisce il tessuto e dove comincia l'elettronica".

Il lavoro dei ricercatori si è incentrato su cellule nervose e cardiache come materiale di base, insieme a materiali biocompatibili per la copertura delle cellule stesse. La rete di fili si è dimostrata capace di trasmettere ai ricercatori diverse informazioni relative anche agli strati più profondi del tessuto, e ai cambiamenti indotti tramite farmaci.

… o apparentemente amichevoli

Le implicazioni e possibili applicazioni pratiche di questa tecnologia sono numerose, e molti lettori avranno pensato ai fantascientifici cyborg. Un'idea che in effetti è venuta anche ai ricercatori: non si pensa però a un essere completo, ma piuttosto a tessuti cibernetici capaci di riconoscere uno stimolo e rispondere adeguatamente, per esempio somministrando un farmaco. Potrebbe applicarsi per esempio ai malati di diabete, a chi ha problemi d'ipertensione e a tante altre situazioni.

Non si può però evitare di pensare alla modifica tecnologica del corpo umano, una pratica che oggi va dai trapianti di organi alle protesi, passando dall'introduzione nel corpo di semplici macchinari come un pacemaker. Domani però potrebbe includere chissà quali novità: lentamente ma inesorabilmente il computer sta passando dall'essere uno strumento esterno al trasformarsi in una parte del nostro organismo. Un fenomeno che meraviglia nella stessa misura in cui spaventa, e che alimenterà sempre di più il discorso su cui si fonda la disciplina della bioetica. Quali sono le vostre idee e la vostra visione?