Fotografia

Test – risoluzione

Pagina 6: Test – risoluzione

Test – risoluzione

La EOS 700D conferma senza alcune sorpresa i risultati della 650D, che riassumiamo brevemente: la risoluzione reale è molto elevata e i JPEG prodotti in-camera con impostazioni standard esibiscono una grande nitidezza e ottimo contrasto.

La piccola Canon è molto aggressiva nello sviluppo dei JPEG in camera già con le impostazioni standard (nitidezza: 3/10), il che è bene evidenziato dal software di analisi  che, parzialmente ingannato, restituisce un risultato non compensato di oltre 2800 LP/PH, molto elevato per una 18 Mpixel.

Alcuni utenti preferiranno giocare con i Picture Style e creare magari dei preset personalizzati che restituiscano immagini più "morbide"  e con minore rischio di artefatti nelle zone ad alto contrasto (ricordiamo a questo proposito l'esistenza del preset "Neutro"), ma certamente la maggioranza del pubblico sarà più che soddisfatta dalle immagini di forte impatto prodotte dalla 700D. 

Il confronto con la concorrente Nikon D3200, che esibisce un comportamento opposto (immagini JPEG standard tendenti al "morbido", da trattare in Photoshop per ottenere il massimo della nitidezza) si risolve per questo a favore di Canon. Per un corpo macchina destinato a un pubblico amatoriale, che ben difficilmente partirà dal RAW, ci sembra infatti scontato considerare preferibile l'approccio della 700D.

Partendo dai RAW e utilizzando ottiche di categoria superiore, il divario tra la 700D e la D3200 si annulla, e con ottiche pregiate i 6 Mpixel in più della D3200 possono infine anche prendere il sopravvento, ma la maggior parte degli utenti scatterà in formato JPEG con ottiche EF-S o DX, e troverà per questo nella Canon un maggior livello di dettaglio.  

Il rumore della EOS 700D a 6400 ISO, con riduzione rumore disattivata.

Il rumore della EOS 700D a 6400 ISO, con riduzione rumore Auto/Standard.

Il rumore della EOS 700D a 6400 ISO, con riduzione rumore luminanza al massimo. La componente di crominanza è stata portata al massimo livello che non azzerasse completamente la saturazione dei colori (16/20 in questo caso). 

Discorso analogo per l'altra 24 Mpixel Nikon, la D5200 recensita a questo indirizzo. Anche il prodotto di fascia superiore viene infatti penalizzato da un'ottica in kit (sempre 18-55mm f/3.5-5.6 con stabilizzatore ottico) di minore nitidezza, che le consente di raggiungere a malapena le 2000 LW/PH; serve passare a ottiche di altra categoria perché la D5200 possa colmare il divario e infine prevalere – tali ottiche, però, raramente vengono acquistate dal pubblico di riferimento dei modelli reflex di fascia medio-bassa.

Chi con la 700D, desidera sperimentare con il formato RAW, sappia che un'analisi visiva del target di risoluzione porta ad assegnare ai JPEG prodotti circa 2200 LW/PH "effettivi", mentre partendo dal RAW si guadagna un'altro centinaio di coppia di linee per unità di altezza. 

EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 IS STM

Dato che il sensore era già noto, i test condotti sulla 700D ci sono serviti, soprattutto, per valutare la nuova ottica. Prima di proseguire, spendiamo allora qualche riga per il nuovo 18-55mm STM, una delle novità arrivate con la 700D. A livello funzionale si tratta di un indubbio passo avanti, grazie al motore più preciso e silenzioso, mentre a livello di prestazioni ottiche siamo sostanzialmente sullo stesso livello del precedente 18-55mm, che per inciso, a dispetto di un falso luogo comune radicato in una parte di pubblico fedele a un marchio concorrente, è un buon obiettivo nel suo genere. Certo però non è paragonabile per nitidezza né ai costosi zoom ad apertura costante né al più economico dei 50mm a focale fissa.

Eos 700D, 18-50mm STM @50mm, f/5.6, 100 ISO.

La nitidezza è ragionevole a partire da f/5,6 e pressoché costante a tutte le focali, l'aberrazione cromatica è sempre tenuta ben sotto controllo dalle correzioni in-camera, così come la vignettatura che, in ogni caso, si nota solo a 18mm a tutta apertura. Il suo peggior difetto è probabilmente l'evidente distorsione a barilotto a 18mm, difetto comunque comune a molti obiettivi di pari lunghezza focale, anche di categoria teoricamente superiore.