Tecnologia

Tim Berners-Lee, padre del web e difensore dei diritti

Il premio Turing di quest'anno è andato a Tim Berners-Lee, che aggiunge così al suo palmarès il riconoscimento descritto spesso come l'equivalente del premio Nobel nel mondo dell'informatica. Lee, nato a Londra nel 1955, è ricordato dai più come "il padre del World Wide Web", ma i suoi meriti sono anche altri.

Sir Tim Berners Lee

Tim era un pioniere del computer già 40 anni fa. Fu tra i primi, nel 1976, ad assemblarsi personalmente un computer – e all'epoca era un'operazione molto più complessa di quanto sia oggi. Nel 1980 lavorò per qualche tempo presso il CERN di Ginevra, e presso questo illustre istituto scientifico scrisse il software che si sarebbe successivamente nei protocolli alla base appunto del World Wide Web.

Per il 1989 era già possibile trasferire dati da una macchina all'altra, la prima email era stata inviata 18 anni prima dopotutto. Il primo dominio, symbolics.com, era stato registrato nel 1985. Mancava però un'idea di rete globale, un sistema che permettesse davvero a qualsiasi computer di parlare con gli altri computer. Tim Berner Lee colmò questa lacuna con un'idea non particolarmente definita, ma destinata a fare la storia: la sua proposta per la gestione delle informazioni doveva servire appunto a trasferire ipertesti. Protocollo di trasferimento degli ipertesti, HyperText Transfer Protocol o http. Un acronimo che ognuno di noi vede ogni giorno nel browser, anche se probabilmente nessuno ci fa caso.  

Berners-Lee usò la sua invenzione per caricare la prima immagine di Internet; era la foto promozionale di un gruppo musicale formato da alcune donne legate al CERN stesso. Nel 1990 creò il primo server per il WWW e sviluppò un primo browser. Scrisse inoltre le prime versioni del linguaggio di markup HTML, anch'esso uno standard di importanza fondamentale. L'anno dopo metteva online il primo sito della storia, quello appunto del CERN.

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Nel 1993 lasciò il CERN, diretto all'epoca da Carlo Rubbia, per spostarsi al MIT e continuare la sua attività. L'anno dopo fondò il World Wide Web Consortium: l'ente è più noto oggi con la sigla W3C, ed è responsabile di ratificare i nuovi standard mano a mano che si evolvono, tra le altre cose.

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È dunque legittimo definirlo il "padre del www", proprio perché fu sua l'idea e la stesura delle prime righe di codice che ci hanno portati dove siamo oggi. Ed è del tutto comprensibile che abbia ricevuto numerosi riconoscimenti, dei quali il premio Turing 2016 è solo l'ultimo in ordine cronologico.  

Lo spessore del personaggio Tim Berners-Lee non si ferma al suo lavoro, che è piuttosto fondamento delle sue battaglie personali. Non si è mai tirato indietro, infatti, quando si è trattato di dare un'opinione su come viene usata la rete, e soprattutto su come viene gestita la privacy delle persone.

Più di una volta si è detto "disgustato" da come i mezzi tecnologici vengano spesso usato per spiare le persone, spesso e volentieri i cittadini onesti. O di come, similmente, il fatto di essere tutti connessi in un certo modo rende più facile la creazione di spaventosi stati di sorveglianza globale – un allarme che tra l'altro hanno dati in molti.

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Anche il discorso con cui ha accettato il premio Turing ha rappresentato un'occasione per tornare su questi delicati argomenti. A offrire lo spunto è stato il governo di Donald Trump, e una recente normativa che concede agli ISP molta libertà nel raccogliere e rivendere i dati di navigazione. Una legge che Berners-Lee definisce "disgustosa, perché quando usiamo il web siamo molto vulnerabili". La giovane amministrazione USA, tra l'altro, ha in programma anche di ridurre le difese in favore della net neutrality, un altro punto particolarmente delicato e che potrebbe sfavorire le persone meno abbienti.

timbernerslee

Nel 2014, per i 25 anni del Web, Sir Tim aveva nuovamente difeso gli interessi delle persone arrivando a proporre una carta mondiale dei diritti del Web. Un progetto che sta ancora portando avanti ma non possiamo sapere se e quando vedrà la luce – la situazione politica attuale non fa ben sperare.