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Trono di Spade: lo pago ma lo scarico pirata. Ecco perché

Pagano per vedere "Il Trono di Spade", ma poi lo scaricano comunque in versione pirata. Una scelta curiosa che riguarda il 20% degli abbonati via cavo dell'operatore australiano Foxtel. Lo ha rivelato Robert Thomson, AD di News Corp – multinazione che possiede i diritti sulla serie e una quota di Foxtel.

Se un cliente pagante sceglie la versione pirata dev'essere proprio convinto che abbia delle qualità in più. Anche se Thomson suggerisce che si tratti di brutte abitudini dure a morire, ma è una spiegazione difficile da accettare. A ben guardare infatti di ragioni se ne potrebbero trovare, e l'esempio del Trono di Spade in Australia cade proprio a pennello. 

Nel paese di Mr. Crocodile Dundee e Hug Jackman, infatti, pare che la pirateria sia "a un livello straordinario", per dirla con le parole di Thomson. Almeno in parte perché Game of Thrones (GOT, Il Trono di Spade) viene trasmesso molti giorni dopo l'uscita in "prime time" negli USA. L'anno scorso Foxtel aveva siglato un accordo per ridurre la finestra a due ore, ma poi le cose sono cambiate per tornare com'erano prima – causando il prevedibile malcontento degli abbonati. Insomma, chi vuole vedere la serie senza perdere tempo non ha alternative se non la pirateria.

E se anche si risolvesse il problema degli orari, ce ne sono altri da affrontare. Per esempio un abbonato che voglia vedere le sue serie su PC, smartphone o tablet non può farlo se non a certe condizioni; è possibile solo sui dispositivi Apple e su pochi modelli Android. Prodotti che rappresentano gran parte del mercato, certo, ma non la sua totalità. E inoltre sono esclusi i prodotti con jailbreak (iOS) o accesso di root (Android). Vale anche per l'Italia, e da noi manca ancora la possibilità di scaricare i video per vederli offline – presente invece in Gran Bretagna e altrove. 

Quindi se voglio andare in vacanza al mare o in montagna, e approfittare dell'occasione per guardare qualche episodio, niente da fare, bisogna scaricarlo pirata. Almeno se si va in un luogo senza copertura di rete adeguata per lo streaming. E se si va all'estero, peggio che andar di notte: un cliente pagante diventa un totale sconosciuto, anzi un problema fastidioso – se supera le frontiere. Anche dentro all'Europa di Schengen l'indirizzo IP è privo di passaporto.

Ancora una volta, il cliente pagante non può che scaricare film e show televisivi pirata, se avesse la malaugurata intenzione di uscire dal proprio paese. Certo, gli esperti del momento diranno che basta farsi una VPN, ma non è questo il punto. Il punto è che i fornitori hanno appena cominciato a fare le mosse giuste per limitare la pirateria, ma di strada da fare ce n'è ancora molta.

Si potrebbero infatti aggiungere ancora altri nodi da sciogliere. Su una console come l'Xbox 360 non c'è modo di noleggiare o comprare un film in lingua originale, né si possono avere i sottotitoli; stesso problema su iTunes, dove però si può decidere di "vedere" i contenuti di un altro Paese (dall'Italia alla Spagna per esempio), peccato che sia impossibile fare acquisti con la carta di credito italiana. E poi c'è il fatto che spesso bisogna pagare un intero abbonamento per vedere una o due serie che interessano.

La lista potrebbe allungarsi ancora e quel 20% di persone che paga per vedere "Il Trono di Spade", probabilmente, lo fa perché si trova in una delle situazioni sopra descritte: qualcuno avrà un tablet non incluso nella lista dei prodotti compatibili, qualcun altro dovrà affrontare un viaggio all'estero, e qualcun altro ancora magari deve visitare un posto dove non c'è Internet. O magari pagherebbero per GOT ma non vogliono abbonarsi all'intero pacchetto.

Sarà anche vero che tanti pirati semplicemente vogliono le cose gratis e basta. Ma di certo l'offerta di contenuti, per varietà e flessibilità, ha bisogno di un aggiornamento sostanziale prima di poter convincere un consumatore moderno. Poco male per quel 20% d'altra parte; visto che tutto sommato hanno pagato non si può dire che danneggino i produttori più di tanto. Vista la situazione però quasi sorprende che siano solo uno su cinque. Una cosa è certa: se lo fate ancora per soldi siete sfacciatamente fuori moda.