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Tutela Digitale, l’app per difendere reputazione online e diritto all’oblio

Ieri abbiamo incontrato i due fondatori di Tutela Digitale, una startup tutta italiana che ha messo su un interessante servizio centralizzato per tutelare in modo semplice e veloce la propria reputazione sul Web o il proprio diritto all'oblio. E da febbraio arriverà anche l'app.

Ieri abbiamo parlato con Sveva Antonini e Gabriele Gallassi, i fondatori di Tutela Digitale, un’innovativa startup che ha l’obiettivo di offrire a tutti uno strumento agile ed efficace tramite cui monitorare la rete e risolvere le problematiche di reputazione online e diritto all’oblio di imprese e privati, soprattutto, ma non esclusivamente, attraverso l’eliminazione e la de-indicizzazione dei contenuti lesivi.

Proprio quest’ultima caratteristica rappresenta l’aspetto più innovativo della startup rispetto ai tanti servizi che già attualmente si occupano di web reputation. Solitamente infatti si opera al contrario, producendo cioè contenuti positivi sul privato o l’azienda, che siano fortemente indicizzati e vadano quindi a “nascondere” i precedenti contenuti che ledevano l’immagine del cliente, facendoli retrocedere nei risultati di ricerca lì dove pochissimi andranno mai a leggerli.

Cancellare o de-indicizzare i contenuti è invece un approccio decisamente più radicale, che assicura però un risultato migliore e più affidabile, anche da un punto di vista psicologico. Con la sempre maggior pervasività del Web e dei social network infatti non siamo più gli unici artefici della costruzione della nostra rappresentazione online.

Il modo in cui gli altri ci vedono, e in cui è possibile manipolare foto, frasi ed eventi del passato decontestualizzati e ridotti a citazione, concorre infatti a produrre nuove rappresentazioni di sé, difficili da controllare e spesso non in linea con l’idea che noi abbiamo o vogliamo dare di noi stessi.

In alcuni casi poi dal piano personale si passa a quello pubblico e professionale e così una scorretta interpretazione di frasi, eventi o immagini, rischia non solo di portare a una sofferenza personale ma di compromettere la dimensione sociale e lavorativa, basti pensare alle conseguenze sulla vita delle persone che possono avere video revenge porn o sui minori attività di cyberbullismo, giusto per fare due esempi.

Per questo sono sempre di più le persone interessate a eliminare dal Web contenuti del proprio passato che ritengono lesivi della propria immagine, non più in linea con le proprie esigenze lavorative o semplicemente con la propria percezione di sé stessi.

Fino a ieri però ottenere risultati rilevanti era un’attività molto impegnativa: rivolgersi a un team di avvocati, contattare provider e siti, inviare lettere di diffida, era un lavoro complesso e costoso, non alla portata di tutti, specialmente tenendo presente che le policy in materia possono differire anche grandemente da Instagram a Facebook a YouTube etc. Insomma una vera Babele giuridica che solo recentemente è stata in parte semplificata dal GDPR.

Qui si inserisce appunto Tutela Digitale e la sua capacità di garantire al contempo velocità di intervento e alta percentuale di riuscita dell’azione di cancellazione o de-indicizzazione. Fiore all’occhiello di Tutela Digitale è la tecnologia LinKiller che, utilizzando una piattaforma tecnologica proprietaria, è in grado di eliminare la maggior parte dei contenuti ritenuti lesivi e diffamatori come foto e video non autorizzati, notizie datate che non rispettano più il diritto di cronaca, pagine e profili falsi sui social network, dati riservati, etc.

Oltre l’aspetto tecnologico, resta però fondamentale la supervisione da parte dei legali e gli esperti in ingegneria reputazionale di Tutela Digitale. La gestione del link ha quindi sempre alle spalle un lavoro di consulenza, analisi, valutazione e gestione da parte del team di LinKiller. Gli accordi e le collaborazioni con i provider e alcuni dei maggiori player del settore come ad esempio YouTube, fanno poi il resto.

L’eliminazione avviene in tempi brevi: se non ci sono particolari problematiche si parla di pochi giorni, nei casi più semplici anche poche ore. Dalla sua nascita Tutela Digitale ha risolto diversi casi con una percentuale di successo che si aggira intorno all’85%. Sono stati rimossi dal web circa 2.500 articoli applicando il Diritto all’oblio.

Tutela Digitale inoltre integra tale approccio anche con attività più tradizionali, come monitoraggio e ingegneria reputazionale, al fine di localizzare i contenuti che riguardano persone, aziende e relativi prodotti e marchi e ricostruendo l’identità digitale di persone e aziende attraverso la creazione di contenuti web.

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Nel primo caso il sistema di Tutela Digitale attinge a un database che ad oggi conta 90.000 fonti distribuite a livello mondiale tra testate giornalistiche, social network e blog. I dati raccolti sono consultabili dal cliente attraverso un’interfaccia web, inoltre ogni volta che viene pubblicato online un contenuto contenente le keyword predefinite, l’utente viene raggiunto da un alert via mail.

Insomma la creatura di Sveva Antonini e Gabriele Gallassi è davvero l’uovo di colombo del Web, consentendo di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Da fine febbraio inoltre l’attuale web app sarà affiancata anche da un’app mobile vera e propria, che offrirà ancora più flessibilità e controllo e un’interfaccia più strutturata e usabile.