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Un abbonamento per legalizzare il file-sharin

EFF all’attacco sul file-sharing: in un rapporto appena presentato dall’associazione
delle libertà digitali si propone alle società discografiche di
fare un salto culturale da tempo auspicato: rinunciare alle crociate contro
il file-sharing e trasformare le piattaforme del peer-to-peer in una miniera
di dollari.

La Electronic Frontier Foundation nel suo rapporto spiega che il modello di
business di riferimento può essere quello delle emittenti radiofoniche
su web, che oggi pagano negli USA un forfait all’industria per avere il permesso
di trasmettere musica. L’idea, cioè, è che artisti e detentori
dei diritti d’autore possano essere pagati per la loro musica consentendo, a
chi condivide, di non sentirsi un criminale e pagare un abbonamento ragionevole.

"Una forma di licensing collettivo volontario – ha spiegato Fred
von Lohmann, legale di punta della EFF – mette insieme gli interessi dell’industria
con quelli degli appassionati. Più gente condivide musica, più
gli artisti e i detentori dei diritti potranno ricevere compensi per quanto
producono
".

"Tutti – continua von Lohmann – sono d’accordo sul fatto che
il file-sharing non ha eguali come mezzo di distribuzione della musica. E, naturalmente,
è… a buon prezzo. Il problema è che artisti e detentori dei
diritti non sono compensati
".

L’idea di Lohmann è che il costo di un abbonamento ragionevole, che
verrebbe versato nelle casse di una società di raccolta e re-distribuzione
dei compensi creata ad hoc dall’industria, potrebbe essere integrato dai provider
nei propri abbonamenti, dalle università nei servizi a pagamento offerti
agli studenti e via dicendo. "È assolutamente ragionevole
– ha commentato Wayne Rosso, uno dei più noti nomi del peer-to-peer –
Credo che sia una delle possibile soluzioni che un uomo ragionevole potrebbe
probabilmente capire e accettare. Il problema è che non abbiamo a che
fare con una persona ragionevole
".

Il problema centrale, a detta di tutti gli osservatori, è che l’industria
ritiene che le proprie crociate legali stiano sortendo l’effetto voluto ed è
convinta che, sul lungo termine, l’uso illegale del peer-to-peer diverrà
una faccenda di nicchia con numeri ben diversi da quelli attuali. Questa convinzione
è probabilmente il maggiore ostacolo sulla via di un accordo.