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Un PC per tutti a 50 euro: a Bari diventa quasi un diritto

Il Comune di Bari, insieme alla cooperativa Rehardwareing, ha avviato il progetto Brand:Gnu, il cui obiettivo è ritirare PC dismessi e rimetterli in sesto per poi usarli come strumenti per arginare il divario digitale. "Una buona pratica", come la definisce Pino Bruno, che conta già su centosei macchine ritirate, quarantasei della quali già riciclate.

Brand:Gnu per alcuni aspetti ricorda "Anch'io PC", nato nel dicembre 2011 con l'obiettivo non solo di riciclare vecchi PC, ma anche di fare formazione e creare posti di lavoro. Solo pochi mesi dopo il successo di Anch'io PC era più che evidente, e speriamo che la stessa sorte tocchi al progetto pugliese.

I cittadini possono contribuire direttamente a Brand:Gnu per dismettere vecchi PC e donarli. Si compila un modulo sul sito web dedicato e ci si accorda per il ritiro. Tutti i residenti baresi potranno acquistare con cinquanta euro un computer rigenerato, mentre il materiale non recuperabile verrà affidato a ditte specializzate che si occuperanno della bonifica e dell'eventuale smaltimento in base alle normative vigenti, e nel pieno rispetto dell'ambiente. Il progetto è Brand:Gnu anche su Facebook.

Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha detto che così "potremo utilizzare fino all'estremo le risorse informatiche e contestualmente offrire un contributo concreto ai cittadini che non hanno un computer. Inoltre l'utilizzo del software libero, coerentemente con la filosofia complessiva di questa amministrazione, mira a garantire parità di accesso alle informazioni, consentendo di ampliare al massimo l'espressione e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, così come previsto dalla Costituzione".

Il nome Brand:Gnu è poi ambivalente: da una parte suona come "brand new", che in inglese significa "nuovo di zecca", ma anche "marchio Gnu", a indicare che tanto il sistema operativo (Lubuntu, una distribuzione basata su Ubuntu) quanto i software installati rientrano nella categoria del Software Libero – indicato appunto dall'acronimo ricorsivo GNU (Gnu is not Unix).

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"Una scelta perfettamente in linea con lo spirito del progetto – dicono i promotori – perché consente ai cittadini di accedere liberamente alla conoscenza, prescindendo da tecnologie chiuse o da programmi proprietari. A differenza dei software commerciali, gli open source godono di diverse libertà: esecuzione di un programma per qualsiasi scopo, studio e conseguente modifica del programma, redistribuzione di copie del programma, sviluppo del programma attraverso la possibilità di far circolare versioni più evolute per favorire tutta la comunità", continua Pino Bruno.

Ringraziamo Pino Bruno per la collaborazione.