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Un vecchio romanzo polveroso ma ancora divertente

Pagina 2: Un vecchio romanzo polveroso ma ancora divertente

Leggere Jules Verne nel XXI secolo non è facile, anzi a tratti è una vera e propria impresa – per non dire uno strazio. Gli strascichi di stile neoclassico nella sua scrittura portarono questo scrittore a inserire nel testo pagine a pagine di elenchi. Che si tratti di Aronnax o Consiglio, ogni tanto ci si trova davanti a un fiume di nomi, famiglie, categorie, specie. Materiale che può interessare uno specialista, ma che il lettore moderno ha tutto il diritto si saltare a piè pari.

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Tagliando (o saltando) alcuni passaggi decisamente noiosi – non molti dopotutto – di 20.000 leghe sotto i mari resta la parte avventurosa. Che è ancora appassionante, nonostante quasi un secolo di storia e soprattutto di cinema hollywoodiano ci abbiano resi un po' meno sensibili su questo fronte. La lotta con i polpi giganti è divertente, ma dopo aver visto gli scontri di The Matrix o Il Signore degli Anelli di certo non puoi restare impressionato.

A proposito di polpi, il film della Disney ci ha spinto a pensare che si tratti di calamari giganti, anzi a volte di uno solo ma gigantesco. In verità l'originale francese usa il termine poulpe, che è appunto polpo.

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A proposito di approccio moderno, il lettore potrebbe trovarsi spesso con lo smartphone in mano per verificare un'informazione o per seguire gli spostamenti del Nautilus, che Verne descrive con grandissima precisione indicando sempre latitudine e longitudine dei luoghi visitati. Ed ecco come si può leggere un classico con uno sguardo moderno, scoprendo un brivido diverso da quello che intendeva creare l'autore, ma non meno divertente.

Capostipite della fantascienza

20.000 leghe sotto i mari è spesso citato come uno dei primi romanzi di Fantascienza, e Verne come uno dei padri del genere. Questo è dovuto quasi esclusivamente al Nautilus. Negli anni '60 del XIX secolo, infatti, non poteva esistere un sottomarino simile. In effetti avremmo cominciato a vedere qualcosa del genere solo un secolo dopo.

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Bioshock, uno degli eredi di Verne

Verne usa le conoscenze note all'epoca come fondamenta per il suo palazzo di Fantasia, e da questo punto di vista fa un lavoro magistrale. Ecco allora un sottomarino lungo una settantina di metri, con un design che ricorda il corpo di un pesce per essere più aerodinamico. Il diametro è di otto metri nel punto più ampio.

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All'interno 1.011 metri quadrati, come leggiamo nel capitolo opportunamente intitolato Alcune cifre e dedicato proprio alla descrizione minuziosa del vascello. Il volume è pari a 1.500 metri cubi, e l'autore ci tiene a specificare: il che vuole dire che interamente immerso, sposta o pesa millecinquecento metri cubi o tonnellate. Potrebbe sembrare superfluo, ma bisogna ricordare che per il pubblico dell'epoca non erano informazioni ovvie. E forse nemmeno per quello moderno.

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Il mare viene tenuto a bada da un doppio scafo e l'elica da sei metri può spingerlo a grandissime velocità, Verne ha immaginato anche un ingegnoso sistema elettrico, grazie al quale Nemo può far funzionare tutto con grandi batterie che ricarica senza sforzo. Uno scenario che ancora oggi non è che un sogno, nonostante le auto elettriche siano una realtà interessante.

All'interno del Nautilus troviamo grandi ambienti arredati con eleganza, compresi un piccolo museo e una biblioteca con ben 12.000 volumi. Siamo ben lontani dai veri sottomarini, ma a ben guardare ritroviamo lo stesso concetto in decine di astronavi che abbiamo visto o letto nei decenni successivi. Il Nautilus è, almeno un po', il progenitore dell'Enterprise, del Millenum Falcon e di tantissime altre astronavi che abbiamo amato.

Vale la pena di leggerlo?

Sì, sicuramente 20.000 leghe sotto i mari è ancora oggi una lettura piacevole. Ma non per tutti: lo stile di Verne mostra la propria età e per un lettore moderno potrebbe essere micidiale. La trama si svolge lentamente, ci sono passaggi descrittivi drammaticamente lunghi, infinite liste di flora e fauna. Ma se siete amanti di George R.R. Martin, potreste anche trovare Verne una passeggiata.

Ma, proprio come Martin, Verne riesce a creare un mondo ricco di dettagli, di colori, di oggetti, di animali e altro. I pochi personaggi si fanno amare e detestare, ognuno a rappresentare un tipo diverso di essere umano. E alla fine si finisce per amare persino il burbero Nemo, o almeno per ammirare la sua vita piratesca e avventurosa. Solo per questo personaggio, in effetti, varrebbe la pena di (ri)prendere in mano il romanzo – tra l'altro Verne dovette discutere parecchio con l'editore, che pretese molte modifiche a Nemo.

Se non temete uno stile di scrittura un po' demodé, dunque, leggetevi 20.000 Leghe sotto i mari.

retrocult

Retrocult è la rubrica di Tom's Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C'è un'opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.