Spazio e Scienze

Una giovane italiana a scuola dai guru della Silicon Valley

Nomen omen, ovvero il destino nel nome. Selene Biffi vivrà 10 intense settimane alla Singularity University, un'istituzione accademica ospitata dal centro ricerche NASA di Moffett Field (Mountain View). Non poteva essere altrimenti per una giovane trentunenne che porta il nome della dea della Luna e il cognome di ciò che fruttifica due volte (dal latino "bifer").

Ma chi è questa ragazza di 31 anni che sta partecipando a un corso presso il centro ricerche NASA, ha lavorato all'ONU, crea start-up sociali e ha aperto una scuola di cantastorie a Kabul? Una giovane italiana di Monza, cresciuta in una famiglia normale. Sì, ha frequentato la Bocconi e si è laureata nei tempi, ma non è stato un passaggio caratterizzante per la sua carriera.

Singularity University

"In realtà il percorso di studi l'ho vissuto in modo asettico. Nel 2001 non mi era chiaro cosa avrei fatto, per cui invece di lamentarmi, perché all'estero avevano più opportunità, mi sono concentrata su stage e corsi extra", spiega Selene nell'intervista a Tom's Hardware.

"Oggi posso dire che il mio percorso accademico non è mi è servito moltissimo".

Forse non ti sarà servito, cara Selene, ma deve aver contribuito a forgiarti nel carattere. Perché non c'è sfida più alta che impegnarsi in qualcosa che non interessa. Dopodiché nel mondo accademico spesso è una questione di serendipity e opportunità. Prova ne sia che dopo la laurea triennale in International Economics and Management – la prima in Italia totalmente in inglese – consegue un NOHA Master in International Humanitarian Action presso Univeristy College Dublin (Irlanda) e Universidad de Deusto (Spagna). E infine grazie a borse di studio per merito completa la formazione con Diplomi Executive presso INSEAD Business School (Francia) e Harvard University (USA).

In questi 10 anni ha fondato diverse startup a vocazione sociale come ad esempio Youth Action for Change – corsi online gratuiti per giovani in 130 Paesi del mondo, lanciata nel 2005 con soli 150 euro – e Forgotten Diaries, piattaforma di citizen journalism per notizie su conflitti dimenticati. Nel 2010 ha creato Plain Ink (www.plainink.org), organizzazione attiva in Italia e India che si occupa di comunicare strategie e soluzioni alla povertà e all'esclusione sociale tramite storie, fumetti e libri per bambini. Nel 2013 ha aperto a Kabul The Qessa Academy (www.qessaacademy.org), la prima scuola ad insegnare a ragazzi disoccupati il mestiere di cantastorie. Il suo libro "La maestra di Kabul" è dedicato infatti a questa avventura.

Selene Biffi

L'ultimo progetto è Spillover (www.spillover.org), startup che trasforma la ricerca scientifica e le scoperte più attuali in video games per ragazzi dagli 8 anni in su. Ne abbiamo parlato qualche settimana fa nella rubrica "Startup italiane di successo".

Ormai Selene, forte della sua esperienza di consulente, trainer e speaker per organizzazioni quali ONU, Banca Mondiale, OSCE, Consiglio d'Europa, Microsoft e molti altri è diventata quasi un'ambasciatrice dell'imprenditoria sociale. "In genere si parla di innovazione sociale quando si cerca di rispondere a bisogni ed esigenze concreti, reali e attuali con l'ideazione di nuovi prodotti, servizi o sistemi atti a soddisfare questi bisogni", spiega Selene. "Spesso si parla di aree mercato grigie. Il fine è di produrre beneficio sociale e/o ambientale".

C'è un'ultima avventura di cui vogliamo parlare: le 10 settimane che Selene vivrà presso Singularity University, un'istituzione accademica ospitata dal centro ricerca NASA di Moffett Field (Mountain View). "La nostra missione è di educare, ispirare e permettere ai leader di usare tecnologie esponenziali per affrontare le grandi sfide dell'umanità", capeggia nell'homepage del sito.

In pratica grazie a Spillover ha vinto il bando e questo le permetterà di partecipare a workshop, lezioni e corsi tenuti da specialisti della Silicon Valley. "Dai calendari si vede che l'attività è dalle 10 del mattino alle 10 di sera. Le lezioni sono di vario tipo: intelligenza artificiale, etica, biologia sintetica, robotica, eccetera", puntualizza Selene. "Molte visite anche a grandi compagnie come Google. Poi si lavorerà su vari progetti e alla fine delle 10 settimane si dovrà presentare il proprio".

La cronaca che segue è il frutto della prima settimana di attività in loco. Selene ci racconterà tutte le sue esperienze fino alla fine del programma.

Primo giorno

Obiettivo: migliorare la vita a un miliardo di persone

Luogo: Singularity University, centro di ricerca della NASA ad Ames, California

Tempo: 10 settimane

Ecco, sembra un po' un brief da missione impossibile quello che ci è stato dato all'arrivo, eppure per tutti quelli che sono qua è assolutamente fattibile.

A garantircelo è Peter Diamandis, co-fondatore di Singularity (e presidente di X Prize Foundation) , con una fede incrollabile nel turismo spaziale e nelle potenzialità del genere umano perché, come ama dire, "in questo posto tutto è davvero possibile".

Non so quanto sia effettivamente possibile ma mi rendo conto che, anche se sono passati solo dieci giorni dal mio arrivo a Singularity, è come se fossi qui da mesi tanto è intenso il programma che io e altri 79 ragazzi da tutto il mondo seguiamo. Dall'intelligenza artificiale alla robotica, dalla biologia sintetica alle nanotecnologie passando per l'esplorazione spaziale, l'etica e tanto altro; abbiamo solo 10 settimane per imparare come declinare la ricerca più attuale per trovare soluzioni a sfide globali come istruzione, accesso all'acqua pulita, energia e sicurezza.

Una lezione tipo

Ma le lezioni – 9 ore al giorno, 6 giorni su 7 – non sono certo l'unica cosa che si fa qui. Ci sono workshop pratici da seguire per imparare a stampare in 3D o per operare sui simulatori della NASA, per creare microbi che producano energia o semplicemente per cominciare a programmare app. Poi ci sono i progetti individuali e quelli di gruppo. Al tutto si aggiungono visite guidate, serate con speaker e conferenze. Insomma, la determinazione qui è fondamentale per non perdersi nulla anche per una come me, che ha realizzato alcune startup, che è abituata a lavorare in contesti duri come l'Afghanistan e che si occupa di innovazione sociale da sempre.

I miei compagni di classe però, non sembrano essere da meno: c'è chi crea kit di satelliti per bambini, chi lancia fablab per l'hardware in Israele e Palestina, chi ha raccolto 20 milioni di dollari di capitale per varie startup e chi fa forecasting sull'agricoltura di tutto il mondo. Tutti pronti a mettersi alla prova e alla ricerca di nuove idee, opportunità e sviluppi. E a competere per essere i migliori, perché qui la meritocrazia non è solo un'aspirazione, ma la regola.

Io voglio spendere il mio tempo a Singularity concentrandomi sui videogiochi per la scienza di Spillover, sullo studio di tecnologie anti-mine e su idee legate alla sicurezza alimentare, sempre che non mi venga in mente anche dell'altro. E quando le cose si faranno difficili, mi tornerà in mente un proverbio afgano, che dice: "per quanto possa essere alta una montagna, c'è sempre un modo per arrivare in cima". Mettetevi gli scarponcini, si camminerà parecchio credo.