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Unione Europea schiava di Microsoft e contenta di esserlo

I difensori dell'open source chiedono all'UE più decisione per smarcarsi da Microsoft.

Le istituzioni europee dovrebbero fare qualcosa per diventare indipendenti da Microsoft, ma non stanno facendo abbastanza, anzi praticamente nulla. Il j'accuse arriva dalla Free Software Foundation Europe (FSFE) e dall'Open Forum Europe (OFE), che hanno firmato una lettera aperta nel quale s'invita Giancarlo Vilella (della Direzione Generale per l'innovazione e il Supporto Tecnologico, Parlamento Europeo) a difendere e supportare gli standard aperti.

La lettera mette in evidenza diversi aspetti che dimostrerebbero come in Europa si dipenda eccessivamente da Microsoft. I video, per esempio, si possono vedere solo usando Windows Media Player e Silverlight. I cittadini che vogliono partecipare al lavoro dell'amministrazione, quindi, sono obbligati a usare prodotti MS.

E poi c'è la vecchia questione delle applicazioni Office, un ambito nel quale Microsoft ha pressoché il dominio totale – per quanto localmente siano ormai molti gli esempi di come si possa passare a standard aperti e gratuiti. Non si parla (molto) di sistemi operativi invece, forse per non ampliare eccessivamente un dibattito già complesso.

Istituzioni pubbliche che dipendono da una società privata quindi, una diffusa stortura che i due gruppi vorrebbero vedere risolta quanto prima – se non altro nel settore del software. Un problema riconosciuto senza mezzi termini anche da Catherine Day, Segretario Generale della Commissione: "la Commissione è in una situazione di effettiva prigionia a opera di Microsoft per quanto riguarda il sistema operativo desktop e gli strumenti per la produttività da ufficio", ha scritto infatti qualche tempo fa.

"Apprezziamo i recenti sforzi delle Istituzioni per supportare gli standard aperti nello scambio di documenti e il riconoscimento da parte della Commissione Europea sull'effettiva prigionia di un singolo fornitore, ma saremmo interessati a vedere i dati che hanno portato la commissione ad affermare che la mancanza di scelta è quasi assoluta riguardo… gli strumenti di produttività", si legge sulla lettera aperta.

Sì perché la Commissione ha deciso che continuerà a usare i prodotti Microsoft anche dopo la scadenza dell'attuale contratto (maggio 2014), perché si ritiene che manchino alternative valide. Si sono guardate le varie esperienze locali, ma Day ha affermato che "resta una tendenza marginale che nasce da decisioni politiche".

C'è stato qualche botta e risposta sulle cifre effettivamente spese per pagare Microsoft, ma a parte il dettaglio dei numeri resta il fatto che la Commissione ha ancora seri dubbi sull'effettività competitività e adeguatezza del software open source, e per il momento preferisce continuare a rivolgersi a Microsoft e altri fornitori tradizionali.

Un approccio che è "seriamente fuori sincronia rispetto agli obiettivi", Karsten Gerloff, presidente della FSFE. Anzi, la Commissione è intenzionata a usare ancora più intensamente Microsoft Sharepoint, una scelta che secondo Gerloff "non farà che rafforzare il legame (con Microsoft, NdR), ma la Commissione sembra contenta di questo tuffo cieco nell'abisso".