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USA fanno causa a Edward Snowden, ha pubblicato le sue memorie senza il permesso di CIA e NSA

La premessa è così paradossale che sarebbe potuta piacere a un amante dell’assurdo come Franz Kafka. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha infatti appena annunciato di aver intentato una causa civile nei confronti di Edward Snowden, reo di aver pubblicato un proprio libro di memorie senza prima sottoporre il testo a CIA e NSA, come previsto dagli accordi di non divulgazione. Edward Snowden, proprio l’ex informatico della CIA, famoso per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi top-secret di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, e per questo da tempo rifugiato in Russia.

‎Considerati i programmi e i materiali ancora classificati di cui tratta Permanent Record, il libro di memorie in questione da noi pubblicato come Errore di Sistema, è assai improbabile che Snowden avrebbe ricevuto l’approvazione per la pubblicazione da parte delle agenzie governative di Intelligence. Non è un caso infatti se Snowden sia ancora considerato un fuggitivo dal Governo statunitense, accusabile di spionaggio a seguito di un eventuale rientro in patria. Ma la nuova causa civile potrebbe comunque causare problemi a Snowden, potenzialmente impedendo ai suoi editori di fornirgli i proventi del libro.

Il punto cruciale della vicenda infatti è proprio questo: la causa civile non mira a bloccare la pubblicazione del libro, azione proibita dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, ma soltanto a recuperare ‎tutti i proventi eventualmente guadagnati da Snowden, che avrebbe appunto pubblicato il suo libro in violazione dei suoi obblighi contrattuali sulla non divulgabilità di determinati argomenti.

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“Le informazioni d’intelligence dovrebbero servire a proteggere la nostra nazione, non ad apportare profitti personali”, ha spiegato infatti Zachary Terwilliger, procuratore federale del distretto orientale della Virginia. “Questa azione giudiziaria impedirà a Edward Snowden di ricevere un ritorno economico dalla violazione della fiducia che il Paese aveva riposto in lui”.

Per Ben Wizner della ACLU (American Civil Liberties Union), una delle più potenti associazioni statunitensi di attivisti per le libertà civili, il libro non contiene alcun segreto di Stato che non sia già stato svelato in precedenza da altre organizzazioni più rispettate, mentre Trevor Timm, presidente della Freedom for Press Foundation ha dichiarato ai colleghi di The Verge che ‎la causa non sia altro che un tentativo di distrarre dalle rivelazioni di Snowden e che il Dipartimento di Giustizia è più interessato a cercare di diminuire l’impatto delle memorie della persona che ha messo in guardia l’opinione pubblica, che non alle violazioni giuridiche sistematiche perpetrate dai programmi di sorveglianza di massa del governo degli Stati Uniti.

Nel frattempo Edward Snowden è tornato a chiedere asilo politico alla Francia, come già fatto nel 2013, quando all’Eliseo non c’era Emmanuel Macron ma François Hollande, forte anche dell’appoggio di diversi intellettuali francesi. Non a caso oggi l’autorevole Le Monde ha pubblicato un editoriale che inizia così: “‎ Durante gli anni della guerra fredda, le democrazie occidentali hanno giustamente denunciato la massiccia sorveglianza condotta dai regimi totalitari dell’Est e hanno offerto asilo ai dissidenti che protestavano contro queste pratiche liberticide.‎

‎Pochi decenni dopo, la distopia orwelliana di una scomparsa della privacy è in via di realizzazione in tutto il mondo, sotto la pressione delle agenzie di intelligence statali, con la complicità dei giganti di Internet. La rivelazione di questa erosione delle libertà civili deve molto a Edward Snowden, un talentuoso informatico che è diventato un nemico pubblico nel suo Paese, gli Stati Uniti”.‎

Se non conoscete a fondo la storia di Edward Snowden potete vedervi Citizenfour, un documentario che ricostruisce quanto accaduto.