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USA: riparare dispositivi è sempre legale, altro che sigilli

La legge che vieta ai produttori di porre restrizioni sulle modalità di riparazione dei propri prodotti in garanzia risale al 1975 (Magnuson-Moss Warranty Act), ma la Federal Trade Commission se n'è accorta solo ora ed ha quindi diffidato sei aziende dal mettere i sigilli che tutti noi conosciamo sui propri prodotti, per avvisare gli utenti che la loro rottura farebbe perdere diritto alla garanzia. Se entro 30 giorni le suddette aziende non aggiorneranno le proprie condizioni sui rispettivi siti ufficiali la FTC prenderà in considerazione azioni legali coercitive.

Ovviamente non sono solo sei le aziende che si comportano in questo modo ma la FTC spera con la pubblicazione di questa nota di convincere anche altri produttori ad adeguarsi, pertanto meglio tardi che mai. Alla fine cosa sono 43 anni dinanzi ai diritti dei consumatori?

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‎Le aziende sostengono che i sigilli di garanzia siano necessari per assicurarsi che utenti poco esperti manomettano l'interno di un dispositivo, causando danni che non dipendono da un difetto del prodotto e che quindi non dovrebbero essere coperti da garanzia. Questa pratica però di fatto si è tradotta in un'economia in cui è più facile buttare che riparare e in cui i produttori si sono arrogati il monopolio delle riparazioni. Una situazione che ora probabilmente dovrà cambiare.

Il problema della riparabilità dei prodotti hi-tech è del resto fondamentale e già in diverse parti del mondo si sta riflettendo su tali temi o prendendo decisioni volte a facilitare lo svolgimento di questo tipo di operazioni da parte dei cittadini. Oltre all'iniziativa dell'FTC infatti ricordiamo che negli USA ci sono già 18 Stati pronti a firmare leggi sul diritto alla riparazione, tra cui la California in cui si trova la Silicon Valley, nei Paesi scandinavi l'abitudine alla riparazione è fortemente radicata, mentre in Francia sono allo studio diverse proposte su obsolescenza programmata e riparabilità, oltre alla legge già in vigore dal 2016. Ora non resta che sperare che il dibattito approdi presto anche da noi.