Sicurezza

Viber attaccata dai cracker siriani, perché ci spia

Il Syrian Electronic Army (SEA) ha attaccato il sito di Viber, e pubblicato sul sito della popolare applicazione un messaggio con il quale informavano gli utenti di essere sottoposti a spionaggio da parte del governo di Tel Aviv. Si suggeriva quindi di disinstallare l'applicazione prodotta dalla società israeliana.

Il messaggio è stato rimosso dal sito, e Viber ha dichiarato che il SEA non è andato oltre i server di supporto, senza riuscire a sottrarre i dati sensibili degli utenti. Qualche informazione tuttavia è stata sottratta, nonché pubblicata online: nomi e numeri telefonici di alcuni dipendenti e dirigenti di Viber. Tra l'altro, afferma una fonte anonima, la lista conterrebbe alcuni dati veri e altri fittizi; potrebbe trattarsi di una specie di messaggio diretto allo staff di Viber.

"Prendiamo questo incidente molto seriamente, e stiamo lavorando per riportare il sito alla piena funzionalità. Vogliamo inoltre assicurare ai nostri utenti che stiamo rivedendo le nostre procedure per assicurarci che casi simili non si ripetano", ha spiegato Viber in una nota ufficiale.

Tutto tranquillo per gli oltre 200 milioni di utenti di Viber? Forse sì, perché in effetti i membri della SEA affermano di aver sottratto a Viber informazioni parziali. "È chiaro per noi che l'applicazione spia e traccia i propri utenti".

In ogni caso la situazione è piuttosto complicata, e fare affermazioni definitive non è semplice. Tanto per cominciare, bisogna tenere in considerazione il fatto che il SEA ha preso di mira anche altri bersagli negli ultimi giorni: ieri per esempio è toccato a Tango, applicazione simile a Viber che domina in Turchia. E qualche giorno fa hanno sottratto i dati presenti su TrueCaller. Quest'ultimo attacco particolarmente grave perché le informazioni permettono di combinare numeri di telefono e account di posta, Facebook e altro; si parla di circa un milione di utenze.

 

In passato, poi, il gruppo aveva fatto parlare di sé per gli attacchi ad alcuni siti d'informazione, come quello del Guardian o della BBC. In questi e in tutti gli altri casi il SEA trasmette le informazioni sottratte al governo guidato da Bashar al-Assad – il che trasforma queste azioni in vere e proprie operazioni di intelligence.

Almeno in parte lo scopo è senz'altro quello di mantenere alta la preoccupazione dei cittadini occidentali rispetto all'intrusione dei governi nelle loro vite. Non si può tuttavia trascurare la situazione geopolitica e il ruolo della Siria in Medio Oriente: gli attacchi contro queste società vanno inseriti in un scenario complesso scenario di cyberguerra, e quest'ultima a sua volta è parte di scontri – purtroppo – tutt'altro che virtuali.

L'unica certezza, a questo punto, è che il Syrian Electronic Army è composto da persone che sanno il fatto proprio, non certo dai soliti ragazzini con in mano qualche script. Viene da chiedersi quando toccherà a Whatsapp.