Telco

Vivendi sconfitta dal Fondo Elliott, cambiamenti in vista

Il Fondo Elliott ha "sconfitto" Vivendi. Pochi minuti fa l'assemblea degli azionisti di TIM, sotto la presidenza di Franco Bernabè, si è espressa a favore del Fondo statunitense con il 49,84% dei voti. La lista del primo azionista non ha convinto gli investitori e si prospetta un nuovo Consiglio di Amministrazione composto da 15 amministratori.

I 10 indipendenti proposti dagli americani sono Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Paola Giannotti de Ponti, Luigi Gubitosi, Paola Bonomo, Maria Elena Cappello, Lucia Morselli, Dante Roscini e Rocco Sabelli. Vivendi per i cinque posti rimanenti ha proposto Amos Genish, Arnaud Roy de Puyfontaine e gli indipendenti Marella Moretti, Michele Valensise e Giuseppina Capaldo.

azioni
Il rapporto azionario

"Continueremo a supportare la strategia di Amos Genish, staremo molto attenti e vigileremo per impedire la strategia di smantellamento della società. Siamo azionisti a lungo termine, sosteniamo la strategia industriale di Amos Genish", ha commentato Simon Gillham, direttore della comunicazione di Vivendi, a margine dell'assemblea.

In fase di voto erano presenti 4140 azionisti detentori del 67,15% del capitale ordinario della società. Il 49,84% ha votato per il Fondo Eliott, il 47,18% per Vivendi e il 2,38% si è astenuto.

tim1

Non resta che attendere il primo consiglio di amministrazione di TIM di lunedì per la distribuzione delle deleghe. Amos Genish comunque dovrebbe essere confermato AD.

In sintesi questo cambio dovrebbe prospettare una serie di novità strategiche. Una di queste potrebbe essere legata al progetto di societarizzazione della rete, che il Fondo Eliott ha sempre considerato non solo prioritario ma da aprire a ogni investitore esterno potenziale. Un indirizzo che piace anche al Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda.

"La rete telefonica dovrà essere come quella del gas, dell'elettricità o dell'acqua. Sarà una garanzia per tutti gli operatori", ha dichiarato recentemente il Ministro.

"Cassa Depositi e Prestiti è intervenuta per supportare un progetto che vuole trasformare Tim in una public company e scorporare la rete non per prendere il controllo dell'azienda. Vivendi è stato un pessimo azionista e l'Italia ha bisogno di una rete unica forte capace di mobilitare investimenti. Sono favorevole agli investimenti esteri, ma questo non vuol dire rimanere inerti quando dimostrano di distruggere valore piuttosto che crearlo soprattutto quando in ballo c'è un interesse strategico".

Ad ogni modo Vivendi continua a detenere il 23,94% delle azioni, mentre Elliott si ferma al 9,2%.