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What3Words, app che geolocalizza anche indirizzi sconosciuti

Presto in Sud Africa anche le persone che abitano in piccoli villaggi potranno avere un indirizzo civico, nelle scorse settimane infatti è partita la sperimentazione di un sistema di geocoding che utilizza tre parole per designare l'abitazione di ciascuno. Sviluppata dalla startup britannica What3Words, la soluzione è utilizzabile universalmente ma particolarmente utile nei posti più […]

Presto in Sud Africa anche le persone che abitano in piccoli villaggi potranno avere un indirizzo civico, nelle scorse settimane infatti è partita la sperimentazione di un sistema di geocoding che utilizza tre parole per designare l'abitazione di ciascuno. Sviluppata dalla startup britannica What3Words, la soluzione è utilizzabile universalmente ma particolarmente utile nei posti più sperduti in cui non avere un indirizzo equivale a non esistere.

In Sud Africa in particolare avere un indirizzo civico o meno era una forma di apartheid, in quanto il primo era presente solo nelle grandi città a maggioranza bianca, mentre i villaggi rurali erano soltanto delle zone grigie sulle cartine. Non avere un civico infatti non significa soltanto non poter ricevere una lettera, ma anche non essere inclusi nella vita civile della nazione, non poter votare, cercare lavoro, pagare le tasse e ricevere i servizi, chiedere l'intervento di un'autoambulanza o aprire un conto in banca.

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Quella dell'assenza di indirizzi civici è dunque una vera e propria piaga soprattutto in Africa, dove finisce per rallentare lo sviluppo economico non solo dei singoli cittadini, ma dell'intero sistema Paese. Non a caso di recente anche il Governo del Ghana ha adottato una serie di soluzioni per la digitalizzazione e l'avanzamento, non solo tecnologico, del Paese, tra cui un sistema GPS per l'attribuzione di indirizzi civici tramite generazione di codici univoci per ciascun luogo.

La soluzione di What3Words però è diversa. Gli sviluppatori, che impiegarono 6 mesi soltanto per scrivere l'algoritmo, hanno infatti diviso l'intera superficie terrestre in quadrati di 3 metri di lato, per un totale di 57 mila miliardi di celle. A ciascuna di queste celle poi può essere abbinato un semplice codice di tre parole prese da un vocabolario di 40mila termini riconoscibili, una soluzione in grado di generare oltre 64 mila miliardi di combinazioni, più delle celle disponibili quindi, eliminando in modo semplice qualsiasi ambiguità e identificando univocamente un luogo estremamente preciso.

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Il villaggio di Relela sta facendo da apripista ma se la sperimentazione darà frutti positivi il servizio sarà man mano esteso ad altre realtà equivalenti. Basti pensare che solo nella regione in cui si trova Relela ci sono altri 139 villaggi simili, difficili da raggiungere, non segnalati da mappe e GPS e attualmente abitati da persone che non esistono e che non hanno alcun diritto ma che presto potrebbero finalmente entrare a far parte della vita sociale ed economica della nazione grazie alla tecnologia.


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