Spazio e Scienze

X37B in volo segreto per 718 giorni, cos’ha fatto?

In questi giorni ha sollevato molta curiosità la notizia dell'X37B, lo spazioplano che è atterrato al Kennedy Space Center dopo 718 giorni di volo. Il conto sicuramente fa impressione e probabilmente il motivo è che non si sa cosa sia accaduto nei quasi due anni in cui è rimasto in volo.  Anzi,per dirla tutta non si sa quasi nulla perché il progetto di questo velivolo, originariamente guidato dalla NASA e con principale appaltatore Boeing, ha dietro la DARPA (Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti) e l'USAF (United States Air Force).

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Partendo dall'aspetto estetico, l'X-37B assomiglia molto agli Shuttle della NASA, ma le dimensioni sono differenti. L'X-37B ha una lunghezza di 8,8 metri e un'apertura alare di 4,6 metri, mentre gli Space Shuttle erano lunghi 37 metri e avevano un'apertura alare di 24 metri. Inoltre il velivolo militare è autonomo, non serve un equipaggio a bordo che lo piloti.

Pertanto sono trincerati dietro al segreto militare gli obiettivi delle missioni (forse siamo alla quarta, ma nemmeno questo è certo) e l'unica informazione nota riguarda le date di lanci e atterraggi, più che altro perché oggi è difficile tenere nascosto un avvenimento del genere. Sta di fatto che subito dopo l'atterraggio sulla Shuttle Landing Facility (la pista su cui approdavano gli Space Shuttle), l'X-37B è stato subito rimorchiato in un hangar e da lì è quasi certo che non ne sapremo più nulla.

Partiamo dalla considerazione più ovvia: con l'affollamento che c'è nell'orbita terrestre, le strumentazioni da terra e le tecnologie moderne è scontato che russi, cinesi e via discorrendo fossero perfettamente al corrente della missione. Sull'esistenza dell'X37B c'è poco da ricamare, visto che il progetto è noto da tempo (è partito nel 1999 e si suppone che ad oggi siano stati prodotti due X-37B per l'Air Force). Oltre tutto, come fa notare Space.com, anche se l'Air Force non rivela l'orbita precisa del velivolo gli appassionati astrofili l'hanno avvistato più volte da terra: appare come una stella di luminosità media che si muove nel cielo.

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Piuttosto viene da chiedersi se l'X-37B sia un oggetto unico nel suo genere, o se a fargli compagnia non ci fossero dei suoi simili, uno o più, con le bandiere di altre Nazioni. A questo punto la domanda è: cosa diavolo stanno facendo lassù?

Come spesso capita il segreto scatena la curiosità, e fra complottisti, malpensanti e geniali pensatori il web ha dato voce a una raffica di ipotesi più o meno realistiche. A questo punto ci mettiamo in gioco anche noi buttando lì qualche ipotesi fantasiosa, fra il serio e il faceto, che ha il modesto obiettivo di dimostrare come una provinciale giornata nuvolosa e uggiosa possa diventare divertente e creativa.

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Passiamo a un paio di dati che secondo più fonti sarebbero attendibili. In una pagina pubblica l'USAF spiegò anni fa che questo velivolo servirebbe "per testare tecnologie per una piattaforma spaziale riutilizzabile e aiutare a condurre esperimenti che possano essere riportati a Terra ed esaminati", ma dopo la vicenda dell'NSA credere che sia tutto qui non è scontato. Ufficialmente l'USAF ha sempre negato l'impiego militare.

Secondo Wikipedia l'X-37B sarebbe una piattaforma per condurre test orbitali mirati a sviluppare tecnologie per la difesa, con potenziali applicazioni nel campo della ricognizione e della sorveglianza. E ormai abbiamo capito più o meno tutti che quando si parla di sorveglianza globale gli Stati Uniti non si fanno molti scrupoli.  

Quindi abbiamo un velivolo sperimentale che vola a una quota orbitale (lo ipotizziamo perché ufficialmente si chiama di Orbital Test Vehicle) per quasi due anni. La Stazione Spaziale Internazionale vola a un'orbita compresa tra i 330 km e i 435 km di altitudine, e dai suoi punti di osservazione gli astronauti riescono a fotografare un aereo di linea che sorvola le Bahamas.

aereo dalla iss 3 5e070dfece10091c210b6f21385068aa9Che l'X-37B sia uno strumento di spionaggio, un punto di osservazione privilegiato che permetta all'USAF di vedere gli angoli più remoti del pianeta? Qualcosa che potrebbe far sembrare roba vecchia La Macchina di Person of Interest, e che "eleva" la capacità di spionaggio e controllo del Governo statunitense, affiancandosi ai satelliti?

Del resto non saremmo nemmeno nel campo della fantascienza se pensiamo a Il diritto di uccidere, il film di guerra ambientato ai giorni nostri, che riflette su un tema centrale in questo momento storico, tra terrorismo, raffinate tecnologie di spionaggio e controllo e guerra asimmetrica (qui il nostro articolo al riguardo). Aggiungerebbe semplicemente un elemento.

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Sempre restando nell'ambito dello spionaggio, all'USAF potrebbe importare poco una vista dall'alto ma molto "accecare" gli altri, ossia trasportare apparecchiature capaci di disturbare (all'occorrenza per non dare troppo nell'occhio) i satelliti di altri paesi. Una ipotesi che francamente non pare così convincente, considerato che tecniche di questo genere si usano già ampiamente, senza bisogno di tenere "in aria" un velivolo per due anni.

Alziamo un po' il tiro e usciamo dalle ipotesi ordinarie. In Progetto Marte Wernher von Braun (uno che di missili e missioni spaziali ne sapeva) ipotizza che un avamposto simile alla ISS sia un punto – in un'ipotetica guerra globale – da cui sferrare attacchi nucleari sulla Terra. Senza stare a scomodare la Stazione Spaziale perché non usare un aereo militare come l'X-37B? Credibile, ma non è che sia indispensabile l'X-37B considerato che ci sono gli Stealth e i super droni, giusto per citare tecnologie concrete e ampiamente in uso.  

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E se invece di pensare che i militari statunitensi siano interessati a guardare a Terra partissimo dal presupposto che abbiano intenzione di guardare dall'"altra parte"? Per cercare gli alieni, o magari perché quelli che ci sono già sulla Terra (ben mimetizzati fra noi) gli hanno spiegato come dialogare con i loro amici – che non è detto che siano anche nostri amici. A questo punto tutto vale, dalle ipotesi più drammatiche come quelle ipotizzate in Paura del passato a quelle squisitamente ludiche di XCOM: Enemy Unknown.

Insomma scatenate la fantasia; non avremo né conferme né smentite, ma almeno ci divertiremo un po'!


Se siete appassionati di fantascienza e temete davvero il Grande Fratello leggete il libro Little brother di Cory Doctorow.

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