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YouTube, stop ai commenti ai video di minori. Basterà a fermare polemiche e fuga degli inserzionisti?

Dopo i gravi fatti della scorsa settimana, YouTube ha deciso di estendere il blocco dei commenti a tutti i video che hanno dei minori come protagonisti e possono attirare "comportamenti predatori". Sarà sufficiente a fermare l'emorragia di inserzionisti pubblicitari e mettere a tacere le polemiche?

In seguito ai gravi accadimenti della scorsa settimana YouTube ha deciso di inasprire le misure adottate tempestivamente, bloccando definitivamente la possibilità di commentare in calce a qualsiasi video in cui siano presenti dei minori. L’azienda inoltre sta cercando di accelerare l’introduzione di una nuova intelligenza artificiale per la classificazione dei commenti, che dovrebbe essere in grado di filtrare in maniera molto più efficace, rimuovendo il doppio dei commenti rispetto a quanto accade oggi.

La presenza di minori nei propri contenuti è un grosso problema per qualsiasi piattaforma, specialmente se colossale e basata sui video come YouTube. La scorsa settimana la quantità di commenti pedofili, evidentemente sfuggiti alle maglie della censura interna, ha provocato una forte reazione dell’opinione pubblica, avendo come effetto immediato il ritiro delle proprie campagne pubblicitarie da parte di inserzionisti importanti come Disney, AT&T, Nestlé ed Epic Games, produttore di uno dei giochi del momento, ovvero Fortnite.

Photo credit - depositphotos.com

YouTube era immediatamente corsa ai ripari, bloccando i commenti in oltre 10 milioni di video e oscurando più di 400 canali, senza però sortire grande impatto su opinione pubblica e soprattutto inserzionisti, anche perché la situazione pare essere non ancora del tutto sotto controllo.

L’azienda aveva dunque bisogno dell’ennesima dimostrazione di forza, al fine di bloccare ogni possibile deriva e speculazione e perdere altri soldi, vista anche la promessa di rimborso totale per tutti gli inserzionisti i cui spot sono stati trasmessi a propria insaputa sui video in questione.

In ogni caso questa non è la prima volta che l’intero sistema di filtraggio mostra falle significative nonostante gli sforzi profusi da YouTube negli anni. Un problema comune del resto anche ad altre piattaforme social, che conferma quanta strada ci sia ancora da compiere prima di riuscire davvero ad arginare questo tipo di fenomeni.