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Zuckerberg, i governi ci aiutino nel controllo dei contenuti Web

Secondo Mark Zuckerberg governi e legislatori dovrebbero avere un ruolo più attivo nel controllo dei contenuti sul Web, perché le società, da sole, non possono farcela.

Controllare i contenuti Web è un lavoro troppo complesso e gravoso affinché lo possano svolgere unicamente le aziende private come Facebook. Ad affermarlo è stato Mark Zuckerberg, in una lettera aperta pubblicata sul Washington Post. Ma, per una volta, quella avanzata dal presidente e fondatore di Facebook non è una semplice scusa. Zuckerberg chiede infatti un ruolo più attivo dei governi nell’emanare nuove leggi in quattro contesti chiave: contenuti nocivi, integrità delle elezioni, privacy e portabilità dei dati.

“I legislatori spesso mi rinfacciano di avere un potere eccessivo sul discorso pubblico e, francamente, sono d’accordo” ha affermato Zuckerberg, ricordando di avere deciso da poco la creazione di un organismo terzo e indipendente a cui appellarsi per le decisioni interne su cosa pubblicare e cosa no. Tuttavia sa che per arginare il diffondersi di contenuti nocivi serve di più, leggi applicabili da tutti i social network ad esempio, in maniera trasversale.

“Sono convinto che Facebook abbia responsabilità nel collaborare a correggere i problemi, per questo sto cercando collaborazione dai legislatori di tutto il mondo”. Insomma, l’obiettivo è di quelli ardui ed è scorretto chiedere l’impegno di Facebook e dei social network in generale senza fare nulla di concreto a livello legislativo, per dotarli di nuove armi.

In particolare Zuckerberg chiede:

  • Regole comuni nel controllo della diffusione dei contenuti nocivi a cui tutti i social media aderiscano, applicate da soggetti terzi, in qualità di garanti.
  • Obbligatorietà per tutte le principali tech companies nel produrre un report trimestrale sulla trasparenza, da affiancare a quello finanziario.
  • Leggi più rigide in tutto il mondo per preservare l’integrità delle elezioni, con standard comuni che consentano ai siti Web di identificare in modo univoco gli attori politici.
  • Le leggi richieste non dovrebbero applicarsi unicamente a candidati ed elezioni ma anche agli argomenti “politicamente divisivi”, da applicare anche al di fuori dei periodi elettorali.
  • Nuovi standard che consentano di controllare il modo in cui I dati siano utilizzate nelle campagne elettorali per profilare I votanti online.
  • Aumento dei Paesi dotati di leggi sulla privacy simili al GDPR europeo entrato in vigore quest’anno nei territori dell’unione europea.
  • Regole chiare su chi debba essere considerate responsabile della protezione dei dati, quando vengono spostati da un servizio all’altro.

Nel frattempo Facebook non se ne sta con le mani in mano. Da oggi ad esempio sarà possibile avere molto più controllo e più informazioni su ciò che visualizziamo nel nostro news feed. D’ora in poi basterà un semplice tap sui dispositivi mobili per ricevere informazioni aggiuntive non solo sui motivi per cui visualizziamo certe pubblicità ma anche certi post.

Questa nuova funzione, oltre a consentirci di avere maggiori dettagli su quali informazioni generalmente hanno maggior peso nel determinare l’ordine dei post, ci offriranno anche la possibilità di intervenire attivamente.

Gli utenti infatti potranno intervenire su diversi parametri come visualizza per primo e non seguire più, e avranno un accesso più veloce e semplificato alle preferenze del News Feed e alle opzioni per la privacy.