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L'Anagrafe digitale unica degli italiani? Un flop

Entro il 2016 gli 8000 comuni italiani dovevano aderire all'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR). Invece ce ne sono soltanto 26 a sperimentare. Un flop.

L'Anagrafe digitale unica degli italiani? Un flop

Entro la fine del 2016 tutti i comuni italiani - circa 8000 - dovevano essere connessi all'Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR). Nel nostro articolo del 13 novembre 2015 siamo stati prudenti, abbiamo usato il condizionale. E abbiamo fatto bene, perché l'annuncio è rimasto tale. In Italia le sperimentazioni non finiscono mai e anche quella dell'ANPR sembra eterna: ancora oggi sono soltanto 26 i comuni coinvolti. Un flop.

anagrafe nazionale popolazione residente ANPR fonte AgID
Anagrafe nazionale popolazione residente ANPR. Fonte AgID

L'audizione dell'ex DG di AgID

Non lo diciamo noi, bensì l'ex direttore generale dell'Agenzia Nazionale per l'Italia Digitale (AgID), Alessandra Poggiani, che lo scorso primo febbraio è stata ascoltata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione. "Per quanto riguarda l'Anagrafe della popolazione residente, che in realtà non è ancora neanche partita, la situazione è molto grave", si legge nel resoconto stenografico della sua audizione. "Non so quanti di voi abbiano mai visto i data center dei comuni piccoli - dice l'ex DG di AgiD ai parlamentari - ma io sono abbastanza sorpresa che ancora nessuna base dati di anagrafe sia andata perduta. Potrebbe accadere".

Anagrafe ricerca dell albero genealogico 4Alessandra Poggiani racconta che progetto e budget dell'ANPR "erano del Ministero dell'interno, che all'uopo stipulò un contratto con la Sogei, perché si considerò che, se sapeva fare l'anagrafe tributaria, avrebbe saputo fare un'anagrafe della popolazione residente. Era una considerazione non stravagante. Credo che a oggi siano stati spesi circa 20 milioni di euro tra un contratto e l'altro, tra Ministero dell'interno e Sogei, per la realizzazione dell'anagrafe.

Quando arrivai in AgID, il progetto era già partito, ma appunto riguardava soltanto la base dati dell'anagrafe. Soprattutto, nessun comune era mai stato chiamato, cioè non era mai stato fatto un caso d'uso, e non solo. Poiché, come vi dicevo, tutti i comuni hanno una loro anagrafe, e quindi hanno un software che gestisce i loro servizi demografici, quando andate a prendere un certificato allo sportello c'è un signore, e ci sono circa ottanta, forse addirittura cento software di servizi demografici installati nei vari comuni italiani, non ce n'è uno".

Il modello danese è una best practice

Alla domanda di un parlamentare - "fa un esempio di un'anagrafe, a livello europeo, che funziona in maniera corretta?" - Alessandra Poggiali risponde così: "In Danimarca, hanno un'agenzia come l'AgID, ma ovviamente danese, e loro hanno fatto un ottimo lavoro di integrazione delle anagrafi, simile a quello dell'ANPR, ma fatta su web application, quindi tutti quelli che si connettono all'anagrafe vedono serenamente la stessa cosa, e l'hanno connessa direttamente al sistema di identità digitale danese. Quello che nella nostra norma diventa il domicilio digitale, che però nella nostra norma è una PEC, un'e-mail, un po' quello che ti pare, lì è di default il login che viene distribuito a tutti i cittadini e che, peraltro, essendo stato fatto da un soggetto bancario, funziona anche per il conto in banca".  

anagrafe

A cosa serve l'ANPR?

Tutte le amministrazioni pubbliche potranno acquisire informazioni anagrafiche consultando online la sola banca dati ANPR, evitando così i costi di gestione delle singole banche dati. Al buon esito del progetto contribuiscono anche le amministrazioni che detengono le banche dati nazionali tra cui l'Agenzia delle Entrate, l'Istat, l'Inps e la Motorizzazione.

Perché non decolla?

È indubbio che non sia cosa facile far confluire in un unico data center la Babele informatica di ottomila comuni, ognuno (quasi) con il suo software. D'altronde l'Anagrafe nazionale della popolazione residente è uno degli snodi strategici dell'Agenda digitale italiana. Se balbetta ancora a tre anni dalla partenza dovrebbe inquietarci tutti, a cominciare dal Commissario straordinario per l'innovazione digitale, Diego Piacentini.

Le cause sono tantissime. Citiamo i dati Istat 2015: il 20,3% dei servizi anagrafici e di stato civile dei comuni è ancora impegnato nel processo di informatizzazione in locale; solo nel 2,4% dei comuni è possibile concludere per via telematica l'intero iter relativo alle richieste di certificazioni anagrafiche.

Secondo il direttore generale di AssoSoftware (Associazione nazionale dei produttori di software gestionale e fiscale), Roberto Bellini, "le istituzioni in questi anni si sono impegnate più a giustificare lo sviluppo di un prodotto pubblico - la cosiddetta web application -  con ripetuti annunci e presentazioni, che a completare i componenti del sistema e spingere aziende e Comuni a integrare le applicazioni esistenti all'ANPR con la cooperazione applicativa, attraverso i web services. Un vero e proprio boomerang che ha colpito il progetto arrestandolo, come emerge chiaramente dal monitoraggio, svolto dal ministero dell'Interno a luglio 2016, dal quale risulta che più del 90% dei Comuni intende collegare il proprio prodotto gestionale all'ANPR e non vuole utilizzare soltanto il software pubblico".

ANPR E allora, se le osservazioni del DG di AssoSoftware sono fondate, perché non lavorare all'integrazione e al dialogo dei sistemi locali con la piattaforma nazionale, superando l'"imbuto" informatico? Il ritardo accumulato è eccessivo. L'anagrafe nazionale è un obiettivo troppo importante per farlo languire così. Un esempio? In Francia l'accesso ai dati dell'anagrafe nazionale da parte delle imprese assicurative ha permesso di portare alla luce 5 miliardi di euro di "polizze dormienti". Si tratta di polizze vita che non sono state liquidate ai beneficiari e che giacciono presso le imprese, già prescritte o in attesa della prescrizione. Polizze di vita o di risparmio spesso sottoscritte "all'insaputa" dei beneficiari e mai riscosse.

ANPR come una polizza "dormiente"

Una bella sommetta, vi pare? Ed è solo un esempio. Proprio ieri l'informatico Raffaele Lillo ha scritto sul blog del team di Piacentini: "Immaginate di non dover più riempire l'ennesimo modulo cartaceo inserendo sempre le stesse informazioni o di poter gestire con un click le vostre informazioni anagrafiche e di domicilio".

Noi non abbiamo alcun problema a immaginare, anzi. Purtroppo l'immaginazione, dopo tre anni, perde smalto e diventa anacronistica. Come una "polizza dormiente".   

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