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Apple, privacy ed FBI: domande e risposte

Le indagini sull'attentato di San Bernardino hanno coinvolto Apple, a cui un giudice ha chiesto aiuto per leggere i dati sull'iPhone 5c dell'assassino. La società si è pubblicamente opposta, e la vicenda è ora sotto i riflettori. Proviamo a spiegarne gli aspetti principali.

Apple, privacy ed FBI: domande e risposte

Torniamo ancora una volta sulla questione che riguarda Apple e la richiesta di sbloccare l'iPhone che apparteneva all'attentatore di San Bernardino (deceduto). Questa volta cerchiamo di analizzare la questione in modo schematico, con la speranza di aiutare i nostri lettori a capire meglio che cosa sta succedendo.

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Che cosa hanno chiesto ad Apple?

Nell'ambito delle indagini sull'attentato di San Bernardino, il giudice ha chiesto formalmente ad Apple di dare all'FBI gli strumenti necessari per violare la sicurezza di un iPhone 5c. Era lo smartphone dell'assassino, e si ritiene possa contenere informazioni utili alle indagini.

  • In particolare, ad Apple è stato chiesto di prevenire la cancellazione dei contenuti dopo dieci inserimenti errati del PIN. Non è noto se tale cancellazione sia abilitata oppure no, sul dispositivo in questione.
  • Inoltre il giudice chiede che Apple elimini i ritardi forzati tra un inserimento e l'altro (che possono arrivare anche a diverse ore).
  • Contestualmente, gli investigatori vogliono poter inserire i numeri tramite un computer collegato via cavo USB, Wi-Fi o Bluetooth - ed evitare così di usare la tastiera a schermo.

Con questo strumento gli agenti dell'FBI potrebbero procedere a un attacco brute force senza preoccuparsi di compromettere i dati o di metterci anni (dipende dalla complessità del PIN).

L'ordinanza specifica anche che l'assistenza da parte di Apple "potrebbe includere" un software, o SIF, firmato da Apple da caricare sulla RAM del dispositivo che "non modificherà iOS sul telefono, la partizione dati dell'utente o la partizione di sistema". Apple può decidere di caricare tale SIF in una delle sue sedi, e dare accesso remoto agli investigatori. Ad Apple è concessa la possibilità di trovare soluzioni alternative per raggiungere lo scopo.

Leggi: ordinanza giudiziaria

È vero che ha fatto ricorso a una legge del 1789?

Sì, per fare questa richiesta l'accusa e il giudice si sono basati sulla legge "All Writs Act", che risale appunto al 1789. Dà alle corti federali l'autorità per emettere tutti i mandati che si ritengano necessari. In questa come in altre occasioni, questa legge viene sfruttata quando non ci sono altre leggi applicabili. Secondo Apple si tratta di un abuso e di un uso distorto degli strumenti legali.

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Cos'ha risposto Apple e Tim Cook?

L'AD di Apple Tim Cook ha risposto con una lettera aperta, cioè leggibile da chiunque. L'amministratore delegato afferma, in estrema sintesi, che gli agenti federali stanno chiedendo una backdoor per tutti gli iPhone del mondo.

Secondo Cook non c'è modo di fare uno strumento che possa servire una volta sola e per un solo dispositivo. Un software simile potrebbe finire fuori controllo, o le autorità stesse potrebbero abusarne.

Leggi: lettera aperta di Tim Cook

Questa lettera aperta non è la risposta ufficiale da parte degli avvocati di Apple. Questa arriverà nei prossimi giorni. Con ogni probabilità, l'azienda ricorrerà in appello.

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