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Auto intelligente, oggetto misterioso. A che punto siamo?

Esistono davvero le auto intelligenti? E in cosa si distinguono da quelle a guida autonoma? Possiamo già acquistarle e guidarle?

Auto intelligente, oggetto misterioso. A che punto siamo?

Se è vero che gli smartphone hanno raggiunto la piena maturità, quanto a servizi e prestazioni - al Mobile World Congress 2017 di Barcellona la novità assoluta è stata la rivisitazione del vecchio Nokia 3310 - la sfida della tecnologia sta cedendo il passo alle auto connesse o "intelligenti". Entro il 2021, dice un rapporto commissionato da Business Insider, ce ne saranno in circolazione più di 380 milioni: "il mercato automobilistico sta vivendo una stagione simile a quella degli smartphone del 2010, cioè è pronto a esplodere".

Volvo Autonomous Car

Cos'è un'auto "intelligente"?

La risposta più facile è che si tratta di un'automobile ad alto contenuto di AI, intelligenza artificiale, in grado di agevolare la guida, renderla più sicura, facile e piacevole. A cominciare dall'operazione più stressante e, spesso, frustrante: il parcheggio. Oggi numerose marche offrono sistemi di assistenza al parcheggio, cioè svolgono le manovre in semi-autonomia dopo aver analizzato con telecamere e sensori ambiente circostante e spazi a disposizione. Tutto grazie a LIDAR (telemetro laser), radar, sensore e trasmettitore radio. L'autista è sempre a bordo ma fa quasi tutto il sistema. Il passo successivo, ormai in fase di sperimentazione avanzata, è l'operazione completamente automatizzata: l'autista scende e l'auto si parcheggia da sé.  

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A proposito di intelligenza artificiale, va sottolineato che i sistemi in corso di sperimentazione si basano sul metodo di apprendimento automatico - Machine Learning - e dunque le auto "imparano" con l'esperienza ad affrontare le varie situazioni. Un team di ricercatori dell'università canadese British Columbia ha fatto ricorso ad un videogioco popolare come GTA V per testare il comportamento delle auto a guida autonoma. È bene anche precisare che il concetto di guida autonoma è molto ampio e le differenze sono stabilite dalle cinque classi indicate dalla SAE International Automotive.

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guida autonoma

I progetti più avanzati

Watson IBM e BMW. BMW ha stipulato un accordo con IBM per esplorare le potenzialità legate all'impiego del cognitive computing e del super computer Watson per sviluppare funzioni di guida autonoma avanzate. L'idea è costruire un veicolo in grado di adattarsi alle abitudini di ciascun conducente. Alla fine, la macchina "intelligente dovrebbe anche essere in grado di auto-diagnosticare e risolvere i problemi tecnici.

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Tesla. Il tycoon Elon Musk è il vessillifero delle smart car. I nuovi modelli sono potenzialmente pronti per raggiungere il livello 5 di automazione, ossia l'autonomia completa, che non richiede mai l'intervento del pilota. Le nuove capacità saranno abilitate con un semplice aggiornamento software. Il nuovo Autopilot si avvarrà di 8 telecamere che circondano l'autovettura, di cui tre frontali, dotate di angolo di visione differente, affiancate da un radar frontale e da 12 sensori a ultrasuoni. In questo modo l'automobile sarà in grado di rilevare qualsiasi cosa a 360° fino a 250 metri di distanza. I sensori possono rilevare oggetti sia solidi che soffici.

Il computer a bordo è 40 volte più potente rispetto alla soluzione montata in precedenza, basato su una GPU Nvidia Titan capace di gestire la rete neurale interna al veicolo che si occupa d'interpretare i dati raccolti da videocamera, sonar, radar e sensori.

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Google Car. Il colosso digitale ha puntato per primo sullo sviluppo delle auto "intelligenti". In questi anni, grazie al costante sviluppo del software e all'adozione di sensori avanzati, la Google Car è diventata sempre più capace di comprendere i comportamenti, reagendo ad essi nella maniera più appropriata.  Ad esempio se c'è un ciclista sulla strada la Google Car non ne rileva soltanto la presenza ma ne comprende le intenzioni se il ciclista sporge il braccio sinistro per indicare l'intenzione di svoltare in quella direzione, regolandosi di conseguenza.

La novità degli ultimi tempi sono gli accordi di partnership con grandi case automobilistiche. Google sta discutendo con la maggior parte delle grandi marche produttrici di automobili e ha preso contatti con un gruppo di fornitori tradizionali e non, con l'obiettivo di accelerare gli sforzi per portare sul mercato le Google Car. C'è già un'intesa formale con Fiat Chrysler per integrare la tecnologia di guida autonoma di Google all'interno di minivan Chrysler Pacifica Hybrid 2017 (pensati per trasportare fino a 8 persone) progettati ex novo.

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L'Italia non sta a guardare

Le prime sperimentazioni su strada risalgono al 2013. Il prototipo BRAiVE dell'Università di Parma e del laboratorio VisLab si è mosso in autonomia e senza problemi nel traffico cittadino nelle ore di punta. Il PROUD Car Test 2013 è stato il primo al mondo in condizioni di traffico reale e su strade pubbliche urbane in scenari complessi (rotonde strette, strade trafficate a doppio senso, zone pedonali). Un successo, tanto che il sistema - basato su 26 videocamere - è stato acquistato dalla californiana Ambarella per 30 milioni di dollari.

La peculiarità di BRAiVE è l'adozione di sensori a basso costo (principalmente microtelecamere) così ben integrati da essere quasi invisibili. Altri veicoli automatici sviluppati da altri centri di ricerca sono basati su tecnologie diverse, come ad esempio radar o sistemi laser molto performanti che richiedono un posizionamento fortemente invasivo sul tetto del veicolo.

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La tecnologia è matura ma la sicurezza?

Come si è visto finora, la tecnologia è matura. Resta però il nodo della sicurezza attiva e passiva. In caso di emergenza l'auto potrebbe dover scegliere chi salvare, tra i passeggeri dell'auto e le altre persone presenti su strada. Ma cosa dovrebbe determinare tale decisione? La tecnologia da sola non basta. Gli Stati devono adeguare il codice stradale e le assicurazioni stabilire le procedure da attivare, ma soprattutto è necessario sviluppare software in grado di fare scelte etiche.

C'è poi il rischio hackeraggio. Numerosi episodi hanno dimostrato che non basta concentrarsi sulle prestazioni e che si deve tener conto della protezione delle auto "intelligenti" da attacchi esterni per prendere il controllo della guida o di alcuni meccanismi. Volkswagen, ad esempio, ha deciso di investire in una nuova azienda che si occupa di cybersicurezza nel settore automobilistico, la Cymotive Technologies. Su questo tema, per fortuna, oggi c'è la massima attenzione da parte di tutte le case automobilistiche.

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Adeguare la normativa

Lo sviluppo delle auto "intelligenti" e a guida autonoma è ancora ignorato dai codici della strada dei vari paesi e dalle compagnie assicuratrici. Il vuoto andrebbe colmato al più presto, per non farsi trovare impreparati. A settembre scorso il Dipartimento dei trasporti degli Stati Uniti ha indicato 15 parametri da rispettare affinché le macchine possano circolare. L'Europa si muove in ordine sparso. Quanto all'Italia, secondo il presidente dell'ACI, non è ancora pronta alle auto "intelligenti", per problemi culturali oltre che normativi.

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