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Addio al piombo nella benzina, ma i vantaggi reali?

Il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha ufficializzato l’addio alla classica benzina contenente piombo, grazie alla fine delle ultime scorte in possesso dell’Algeria. L’inconfondibile “super” rossa (dal colore delle pompe) era già stata abbandonata da oltre vent’anni nei maggiori paesi industrializzati ma non tutti lo hanno fatto con tempestività. E se parliamo di tempestività viene automaticamente esclusa l’Italia, dove la benzina contenente piombo è rimasta disponibile fino al 2002 (Germania e USA l’avevano abbandonata negli anni ’90).

La presenza del piombo nei carburanti provoca numerosi danni all’organismo ed è stata tra le prime cause di morti premature da inquinamento. Dalle relative scoperte, circa quarant’anni fa, partì gran parte del movimento ambientalista legato al controllo e aggiornamento dei carburanti. Peccato che dall’adozione della cosiddetta “verde” (già chiamare una benzina in questo modo è un controsenso) il problema dell’inquinamento non sia stato ridotto, tutt’altro. Il proliferare delle auto diesel con le loro polveri sottili, oltre all’aumento del traffico nelle grandi città, ha reso l’addio alla benzina tradizionale una goccia nell’oceano.

E come tutti gli annunci, anche quello firmato Nazioni Unite ha qualche asterisco e nota a margine. Gli aerei, ad esempio, continuano a utilizzare il piombo nei loro carburanti come certi eventi legati al motorsport e diverse imbarcazioni. Si tratta più che altro di un addio “formale” che sottolinea l’attuale transizione energetica e il trasferimento dell’auto nel mondo dell’elettricità. Ma non risolve né pone soluzioni definitive alla questione inquinamento che in quarant’anni raramente è stata affrontata in modo adeguato.

Se l’addio (quasi totale) al piombo è sicuramente una buona notizia, andava affiancato ad altre misure di contenimento del traffico e del numero di veicoli circolanti. Perché i problemi legati all’inquinamento derivano soprattutto dalla quantità di mezzi presenti su strada e solo in seguito dal tipo di carburante utilizzato. Lo dimostrano smog e altre questioni legate alla qualità dell’aria che tornano puntuali nelle nostre città, dove la benzina verde è ormai lo standard.