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Al volante di una fuoriclasse: Lexus LFA

Jean Marc nella vita ne sa di più di me, questo mi pare evidente. Non tanto perché io indosso la mia fidata giacca sportiva che, per carità, pratica e bella quanto volete ma l'ho pagata tipo 39,90 € mentre lui si porta dietro portafogli, borsa a tracolla e cover smartphone di uno stilista francese le cui iniziali sono piuttosto inequivocabili.

Jean Marc ne sa più di me per come si muove all'interno del Fairmont Hotel (quello del tornante del GP di Monaco per intendersi), fluido, naturale, a suo agio. Io sembro uno struzzo ubriaco. Ma soprattutto ne sa più di me perché anche se siamo entrambi qui a gustarci questo benedetto caffè, io sono arrivato in autobus da Mentone (o Menton, in Francese) dove ho prenotato l'hotel mentre lui è arrivato con una Lexus LFA che ora è parcheggiata là fuori. Io sto bene, Jean Marc sta bene, la LFA è coperta dai fotografi.

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La Lexus LFA

Sono qui per il Top Marques, come ogni anno, ma sono qui soprattutto per quest'auto. Ne sono innamorato e stavolta mi sono apparecchiato bene la tavola. Mesi di e-mail e chiamate e e-mail e lavoro diplomatico (che non so fare) e di conversazioni in Francese (che non so parlare), solo per trovarmi qua, per avere questa meraviglia a disposizione per qualche ora. E quando dico a disposizione intendo che lui sarà con me per tutto il tragitto, figurati. Esistono solamente 500 esemplari di quest'auto e il prezzo ufficiale al momento della messa in produzione (2010) era di 375.000 $.

Dopo il caffè ci sono le raccomandazioni di rito. Quel che Jean Marc non sa è che io so di non essere un pilota provetto perché essere abituati a guidare spesso è una cosa, saper guidare forte è tutta un'altra storia. Lo dico anche a Jean Marc ma lui mi ignora. Mi metto in moto che sembro una lumaca, per la gioia dei fotografi, bloggers, carspotters, e videoamatori presenti. Jean Marca parla, spiega, si raccomanda, io sono rapito dai centomila suoni emessi dal V10 da 4,8 litri e 560 cavalli. Nessuno dei quali particolarmente sobrio, ognuno dei quali estremamente esaltante. Il sound della LFA ricorda il rombo, o per meglio dire il grido, che facevano le F1 di qualche tempo fa.

Percorro il circuito del GP ancora e ancora fin quando, ignorando le preoccupazioni di Jean Marc, decido di portarla in autostrada, allungandomi oltre il confine, a Bordighera. Ogni metro percorso è speciale perché la LFA è velocissima e ha un cambio (che NON è a doppia frizione) preciso e rapido e che allo stesso tempo regala un bel feeling "meccanico", ma soprattutto per quel suono incredibile. Una staccata scalando due o tre marce e il picco a 9.000 giri. Bisogna provarli per crederci. Fortuna che sul tratto autostradale che collega Italia e Francia lato Costa Azzurra non mancano le gallerie.

E' passato un po' di tempo da questo mio test della LFA, e ne ho parlato per quasi qualunque testata con cui abbia mai collaborato ma ciononostante continuo a pensare a metafore in pieno delirio prolisso per descriverla. L'altra sera m'è venuta in mente questa: "sembra un torpedo albino in trip da acido". Ottimo. Solo che non so dove utilizzarla. Cioè, lo sembra in accelerazione o in curva o in frenata o da ferma?

La LFA ha avuto una gestazione complessa perché l'auto, presentata nel 2000 con il nome in codice P280, richiese più di 9 anni per l'effettiva messa in strada. L'auto era già praticamente pronta per essere venduta quando venne introdotta la concept LF-A nel 2005 solo che Lexus, in un impeto di atipica e sana follia, decise all'ultimo minuto di realizzare l'auto in fibra di carbonio, volando per aria l'intero progetto e ripartendo praticamente da zero. Questo richiese altro tempo e presumibilmente un enorme aumento di budget. Il risultato è eccezionale. La LFA ha ricevuto poche critiche e tanti elogi. E' molto difficile trovare carta stampata o siti web che ne parlino male e, includendo giornalisti di alto rango che hanno guidato praticamente qualunque auto in circolazione, quasi chiunque l'abbia guidata l'ha definita una delle migliori auto degli ultimi 20 anni. Un'esperienza unica, e non parlo di esperienza di guida ma intendo esperienza in movimento in senso assoluto.

FOTO 3
La Lexus LFA

Prima di tornare alla base, al Fairmont, Jean Marc si è rilassato e abbiamo parlato di tutto, inclusa la nazionale Francese di calcio e mi fa un solo appunto, "guidi molto piano". "Sì" gli rispondo io "perché non voglio avere 400.000 € sulla coscienza".

Jean Marc ride. Ed è la prima volta da quando siamo partiti. Prima di riconsegnare le chiavi dell'auto, quasi in lacrime, e mentre ci prendiamo un altro caffè, stavolta in un bar con vista sul rettilineo del porto, accade qualcosa. Si sente una frenata violenta, stridere di pneumatici e poi un tonfo molto rumoroso che si porta dietro un rinculo che per un attimo sembra lasciare l'aria nei dintorni in sottovuoto. Un ragazzino un po' avventato si è appena schiantato con una Wiesmann, una supercar a produzione limitata da circa 100.000 €. Esce dall'auto, visibilmente mortificato e imbarazzato, mentre i passanti agguantano fotocamere e smartphone per immortalare il momento (potete trovare infinite altre foto e video dell'incidente della Wiesmann un po' ovunque su internet). Jean Marc ha lo sguardo stralunato, poi mi guarda e gli dico, "vedi, ecco perché guido piano".

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Wiesmann
FOTO 6
La Lexus LFA

E' difficile descrivere quanto sia emozionante quest'auto, è piuttosto rara quindi non capita di vederne in strada. C'è forse una scena di un film piuttosto famoso che rende (molto) vagamente l'idea. Si tratta della scena conclusiva di Fast Five (2011, nelle sale Italiane semplicemente Fast & Furious 5), quella in cui ci vengono mostrati i vari modi in cui i protagonisti si godono il bottino della rapina a Rio. Nella scena in cui appare la LFA abbiamo Sung Kang, l'attore che interpreta Han, che sfreccia sulle autostrade tedesche insieme a Gal Gadot (Gisele nel film), guardatevela (si trovano numerosi risultati su YouTube) perché merita.

Mettiamola così, dopo averla guidata, se doveste scegliere tra una settimana con la LFA o con Gal Gadot… probabilmente scegliereste comunque Gal, ma sarebbe molto più difficoltoso di quel che potreste pensare.

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Monte Carlo