Auto

Il pieno all’auto lo faremo depurando l’acqua di fogna

L'auto che va ad acqua? Se ne parla da tempo e presto potrebbe diventare (in un certo senso) realtà, almeno a Milano e nell'hinterland. È il progetto del Gruppo Cap, realtà industriale pubblica che gestisce il servizio idrico integrato in provincia di Milano, Monza e Brianza, Pavia, Varese, Como.

Il Gruppo Cap, in collaborazione con Fiat Chrysler Automobiles e il supporto scientifico del Cnr, ha un piano ambizioso: capitalizzare i reflui fognari di Milano, trasformando i 60 depuratori presenti sul territorio in bioraffinerie per trattare le acque di scarto e creare distributori di metano a chilometro zero.

biometano milano

"Con Fca – spiega all'Adnkronos il presidente di Gruppo Cap, Alessandro Russo – abbiamo iniziato una collaborazione che ha l'obiettivo di utilizzare i fanghi derivanti dagli scarti del processo di depurazione per farli diventare biometano destinato ad autovetture e autoveicoli commerciali".

La prima auto a metano alimentata con il carburante ottenuto dai fanghi trattati è stata avviata presso il depuratore di Niguarda-Bresso. Secondo i tecnici di Cap il solo depuratore di Bresso potrebbe garantire una produzione annua di biometano di oltre 340mila chilogrammi, quanto basta per alimentare 416 veicoli per 20mila chilometri l'anno. Si parla nel complesso di 8,3 milioni di chilometri percorribili, ovvero oltre 200 volte la circonferenza della Terra.

Questo sistema virtuoso, esempio della cosiddetta "economia circolare", ha anche altri benefici. Oltre a garantire un risparmio sui costi di produzione (0,58 euro per chilogrammo di biometano contro i circa 0,90 del metano), il nuovo carburante consente di ridurre le emissioni di Co2 in atmosfera di circa il 95%.

"Considerando il ciclo produttivo dalla produzione del carburante fino al suo uso sulla vettura", ha affermato Valeria Albizzati di Fiat Chrysler Automobiles, "l'auto a biometano equivale di fatto a un'elettrica". FCA ha già 12 modelli di vetture pronti a usare il biometano.

In futuro le bioraffinerie permetteranno anche di estrarre nutrienti come fosforo e azoto. Presso il depuratore di Cassano d'Adda è stata avviata una produzione sperimentale di fertilizzante. "Trasformare i depuratori in bioraffinerie in cui dall'acqua sporca nascono nuovi prodotti, riaprire i canali e le rogge costruiti nel medioevo per ridurre l'impatto delle bombe d'acqua, sono tutte tessere di un mosaico di sostenibilità che si può realizzare in tempi brevi", ha aggiunto Alessandro Russo, presidente del gruppo Cap.

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