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L’auto elettrica inquina? Per l’Università di Bruxelles no

Una ricerca dell'Università di Bruxelles appena pubblicata smentisce le affermazioni di Marchionne: anche prendendo in considerazione l'intero ciclo produttivo, le auto elettriche producono la metà della CO2 di un diesel.

L'auto elettrica è davvero una soluzione all'inquinamento o no? Secondo Marchionne no, secondo una ricerca dell'Università di Bruxelles appena pubblicata invece sì, anche prendendo in considerazione la produzione dell'energia elettrica necessaria ad alimentarla. Pur considerando il caso peggiore infatti, secondo i ricercatori, un'auto elettrica immetterebbe nell'atmosfera la metà della CO2 prodotta da un'auto diesel.

Riavvolgiamo il nastro e partiamo dall'inizio. Poche settimane fa, in un suo discorso all'Università di Trento, l'amministratore delegato di FCA, Sergio Marchionne, aveva preso tutti in contropiede sostenendo che le auto elettriche, da sole, non sono la soluzione di tutti i problemi di inquinamento. Secondo Marchionne infatti senza un lavoro di ricerca sulle fonti di energia rinnovabile la situazione rischia di restare sostanzialmente quella attuale. Il maggior fabbisogno energetico dovuto alla diffusione delle auto elettriche non farebbe altro che spostare il problema dell'inquinamento dalle emissioni delle auto stesse a quelle delle centrali elettriche.

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Lo studio, realizzato dall'Università VUB (Vrije Universiteit Brussel, ossia Libera Università di Bruxelles) commissionato dalla federazione europea delle ONG ambientaliste Transport and Environment, smentisce però questa posizione. I dati raccolti sono chiari: anche nello scenario peggiore, in cui cioè l'elettricità sia prodotta esclusivamente attraverso fonti che utilizzano petrolio o carbone, durante il proprio ciclo di vita, le automobili elettriche emetterebbero comunque meno CO2 delle controparti diesel.

I dati fanno riferimento all'intero ciclo di vita delle due tipologie di automobile, partendo quindi dalla produzione di carburante o elettricità fino alle emissioni prodotte dal veicolo in circolazione, la cosiddetta analisi well to wheel, dal pozzo alla ruota, e spingendosi ancora oltre, prendendo in considerazione anche realizzazione e smaltimento di tutti i componenti dell'auto.

Da quanto si può vedere per le auto diesel la fase più critica dal punto di vista dell'impatto sull'ambiente è quella cosiddetta tank to wheel, dal serbatoio alla ruota, che riguarda cioè la circolazione dei veicoli e contribuisce per il 75% al computo delle emissioni totali. Per un'auto elettrica invece cruciale è la fase well to tank – dal pozzo al serbatoio – ossia appunto quella che riguarda la produzione dell'energia elettrica, che pesa per il 68% delle emissioni prodotte. Il restante 32% è così distribuito: 15% da produzione e smaltimento della carrozzeria e dei componenti restanti, 14% dalla produzione e dallo smaltimento delle batterie e 3% dalla produzione e smaltimento del gruppo motopropulsore.

Tutto questo come detto non basterebbe a mettere sullo stesso piano elettrico e fossile. L'analisi dell'università ha infatti preso in considerazione l'impiego di elettricità prodotta con il mix energetico medio registrato nel 2015 per l'Unione europea, evidenziando un dimezzamento delle emissioni di CO2 in tutto il ciclo di vita delle auto elettriche rispetto a quelle diesel. Anche considerando però il caso peggiore, ossia il mix di fonti utilizzato per la produzione di energia elettrica nell'Europa dell'Est il risultato, pur non altrettanto buono, vede comunque sempre in vantaggio i veicoli elettrici, con emissioni inferiori del 25% rispetto ai diesel.

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L'affermazione di Marchionne dunque non è sbagliata del tutto: se infatti la valutazione complessiva non è esatta, l'assunto di fondo resta giusto. Dalla ricerca è lampante che il miglioramento c'è comunque ma migliora man mano che aumenta la quota di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. Col mix che utilizziamo attualmente in Italia ad esempio le emissioni di un'auto elettrica sarebbero inferiori del 55% rispetto a un diesel, ma in Svezia si toccherebbe addirittura quota 85%.

"Non c'è alcun motivo di rimandare l'era dell'auto elettrica, visto che le prestazioni ambientali sono già di gran lunga superiori a quelle delle auto tradizionali", ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano la rappresentante italiana di Transport & Environment, Veronica Aneris. "Ci auguriamo che la Commissione Europea includa target minimi per i veicoli a zero emissioni nel prossimo pacchetto mobilità previsto per novembre, al fine di facilitare la penetrazione nel mercato delle auto elettriche come sta accadendo in Cina e in California. Tanto più che la sostenibilità di questa tecnologia potrà solo migliorare, grazie a un mix energetico sempre più verde e ai progressi tecnologici nella produzione delle batterie, al loro riuso e riciclo". Lo studio infatti dimostra che anche il ricorso inevitabile a terre rare, cobalto, litio, grafite e nichel non è un problema in quanto fonti autorevoli come Bloomberg e Deutsche Bank stimano che le riserve attuali saranno sufficienti per almeno altri 185 anni.

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Concludiamo infine con una nota positiva proprio su quanto si augura la Aneris. Nelle scorse ore il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha annunciato che, nell'ambito della strategia nazionale, si sta ragionando "sulla possibilità di incentivare il passaggio alle auto elettriche, ibride o a metano soprattutto per le famiglie che hanno meno possibilità economiche e per le auto più vecchie".

L'Italia come del resto sappiamo già ha già in programma di installare su tutto il territorio nazionale 19.000 nuove colonnine per la ricarica elettrica e 3.000 nuovi distributori di gas per autotrazione entro i prossimi 3 anni ed ora le dichiarazioni di Calenda costituiscono un'ulteriore conferma della volontà di mettere in pratica le direttive europee. Proprio in queste ore inoltre ENEL, uno dei protagonisti del settore, ha annunciato l'acquisizione di eMotorWorkers, azienda californiana leader nella fornitura di stazioni di ricarica per veicoli elettrici, con l'intento di entrare nel settore della eMobility USA, ma anche confermando l'intenzione di consolidare il proprio impegno in questo settore cruciale.

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Speriamo solo che il tutto non si risolva con i soliti mille euro o giù di lì, misure del tutto inefficaci visti i prezzi ormai raggiunti anche da una semplice utilitaria.  In Germania ad esempio gli incentivi raggiungono mediamente i 4.000 euro, mentre in Francia si aggirano attorno ai 6.000 euro, con possibilità di salire fino a 10.000 per chi rottama una vecchia auto Diesel. In Finlandia infine l'acquisto di una nuova auto elettrica, ibrida o a gas può arrivare a costare fino alla metà.


Tom's Consiglia

Per stare tranquilli, se non sapete di chi fidarvi, potete sempre ripiegare su un'auto elettrica di questo tipo, almeno per i vostri figli.