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Mahojin Super Car Museum, le auto da sogno sono tutte in Giappone

Continua il nostro viaggio nel cuore del Giappone, iniziato la settimana scorsa in compagnia di Moroi-san e della sua incredibile collezione di auto. Oggi vi raccontiamo di un museo di supercar che dista circa 100 km dal centro di Tokyo, il Mahojin Super Car Musem.

In Giappone i musei dedicati alle auto non mancano, abbiamo infatti 3 importanti musei dedicati ad altrettanto importanti produttori nazionali: il Nissan Zama Heritage Collection, l’Honda Collection, e il Toyota Automobile Museum, oltre al MEGA WEB Toyota City Showcase, un gigantesco parco a tema gratuito a Tokyo. Ma oggi non abbiamo tempo per approfondire questa interessante struttura, oggi parliamo dei Mahojin Museo, una struttura assolutamente unica nel suo genere.

Photo: Ken Saito

Il museo sorge all’interno di una vecchia stazione dei treni, la Tochigi Station, che nel 2001 rischiava l’abbattimento; dopo essere stata salvata da una petizione firmata da più di 4700 persone, che hanno ritenuto importante salvare un edificio diventato un simbolo storico nella zona, la struttura è passata in mano all’associazione no profit ToSCA, che oggi gestisce il museo.

Il Mahojin Museum si distingue dagli altri musei nazionali, che cercano di unire passato e futuro per raccontare un mondo – quello automobilistico – in continua evoluzione da più di un secolo, regalandoci una fotografia di un’epoca ben definita. Nelle sale della vecchia stazione dei treni sono infatti esposte auto della seconda metà del ‘900, quelle auto che hanno fatto scoccare per molti la scintilla della passione per la velocità e il collezionismo, trasformando l’auto da un mero mezzo di trasporto ad, appunto, una passione. L’auto più recente presente nelle sale espositive è una Aston Martin DB7 Vantage del 2000.

Le auto esposte nel museo non sono in perfette condizioni come ci si aspetterebbe da uno show-room, ma sono mantenute in modo da essere ancora guidabili, con targa e tutti i liquidi necessari; lo si capisce anche dalla grande quantità di macchie d’olio sul pavimento.

La selezione è ricca, sia di modelli sia di colori, il che rende le foto scattate all’interno del museo particolarmente affascinanti. Tra le auto europee di spicco, troviamo una Caterham Super Seven, una Aston Martin DB7 e una Jaguar XJS, oltre ad altre Jaguar come la E-Type e la XK120.

Photo: Ken Saito

Si continua poi con una XJR-15: progettata da Peter Stevens, l’auto si basa su un telaio di derivazione XJR-9, ed è stata molto ricercata dai collezionisti giapponesi, al punto che delle 53 auto prodotte in questa tiratura limitata circa due dozzine sono state possedute da collezionisti giapponesi. Ad oggi ne restano solo 6.

Photo: Ken Saito

Il premio delle special lo vince una Porsche dalla linea molto particolare: si tratta di una Porsche 911 Turbo Koenig Specials, basata su una 930 Turbo. Si tratta di un’auto unica, in quanto realizzata con pezzi provenienti da altre auto, come i fari anteriori che provengono da una Porsche 928 e quelli posteriori che invece appartenevano a una Audi. Probabilmente solo il tetto mantiene la forma originale, con la sua linea morbida a scendere verso il gigantesco alettone. La cavalleria di questa Porsche è ancora oggi di assoluto rispetto, ma all’epoca – gli anni ’80 – era da fuori di testa: ben 550 cavalli, in grado di spingere questa Porsche da 0 a 100 in meno di 4 secondi e mezzo.

Photo: Ken Saito

Il tour delle auto da sogno prosegue poi con modelli come la Alfa Romeo Montreal e la Lamborghini Miura, e con le 3 Ferrari presenti: una 246GT Dino, una 365GTB/4 Daytona e una 512BBi, una selezione sicuramente inaspettata ma gradita, che ci permette di ammirare auto che in pochi ricordano, come le due Lamborghini Countach poco distanti.

Photo: Ken Saito

La selezione di auto europee continua con altre Porsche, come la 959, una BMW M1 e diverse Maserati come la Mistral, la Bora e la Merak.

Photo: Ken Saito

L’unica rappresentante del mercato statunitense è una Corvette rosa.

Non mancano certo le auto giapponesi, a partire dalla piccola ma arrogante Isuzu Bellett 1600 GT-R, una creazione di un’epoca in cui Isuzu realizzava anche auto e non solo mezzi commerciali. La Bellett è considerata una delle migliori auto sportive della sua epoca, la fine degli anni ’60.

Photo: Ken Saito

Non potevano assolutamente mancare modelli come la Datsun 240Z/Nissan Fairlady Z, o la Nissan Skyline GT-R “Hakosuka”, ma la scena è indubbiamente rubata dalla Toyota 2000GT, probabilmente la prima vera auto moderna prodotta in Giappone – viene esposta al centro della sala, di fianco a una stupenda Bugatti EB110 argentata.

Photo: Ken Saito

Il museo delle supercar Mahojin è probabilmente una delle maggiori attrazioni motoristiche della zona, insieme all’Honda Collection Hall a Motegi: l’ingresso costa ¥800, pari a 6,50 €.

Photo: Ken Saito